robba

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aprile 08, 2005

una città fantasma. una città fantasma, o quella di un videogame, illuminata da un sole bianco, spazzata dagli elicotteri e dalle ambulanze, abitata soltanto da uomini in uniforme. una televisione a reti unificate che rimanda esclusivamente le immagini di pellegrini, governanti e porporati. quando mi sveglio sono le sette. dormivo, era il solito incubo. tuttavia, se spingo la porta della camera da letto, una luce immacolata entra nella stanza. apro il frigorifero e non c'è suono. il succo di frutta è gelato, senza sapore. i miei passi sul pavimento sembrano non avere peso. la bottiglia lanciata a terra con orrore, non si rompe. osservo la strada dalle finestre. gli alberi non hanno fiori, le strisce blu non hanno automobili, tutti i manifesti sono retorici. una decina di motorini è ferma all'incrocio. il semaforo verde lascia passare un gruppo di adolescenti con le nike ai piedi e il fazzoletto al collo, mentre lugubri cortei di mercedes dai vetri oscurati tagliano in diagonale la piazza. a palazzo taverna, i vigili agitano le palette con lo sguardo assente. percorro il deserto, arrivo al lavoro in tempi innaturali. guardo negli occhi il pakistano all'angolo che non ha parole. nello schermo gigante alle sue spalle riconosco le sembianze di un dittatore.

robba 12:50
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