robba

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aprile 07, 2005

niente di meglio che un pellegrinaggio. allora spengo il televisore e tuffo il telecomando nell'acquario. i pesci spazzini accorrono subito. decido di uscire, anche se non ho niente da fare. lascio a casa la vespa. per conoscere davvero la propria città non c'è niente di meglio che un pellegrinaggio. tsunami o no, aprile ha giornate lunghissime. il sabato, in particolare. l'amministrazione poi ha nascosto i parioli sotto una montagna di petali. anche se il portiere insinua che sia soltanto una mossa elettorale. raggiungo il centro, con una dissolvenza. sparo con il pollice e l'indice ai punkabestia e ai loro cani. guardo in alto, alle finestre e alle ringhiere dei palazzi. intorno al pantheon m'imbatto in un tipo con la giacca di velluto e le idee chiare. non ci conosciamo, ma cominciamo a parlare. finiamo col prendere una spremuta d'arancia, seduti intorno ad un tavolino d'alluminio. neanche a dirlo che è uno scrittore, però fa l'architetto. su richiesta mostra i libri che ha sotto il braccio. ad occhio e croce legge soltanto montaigne. purtroppo non posso restare, devo vagabondare. apro una strada tra le tonache e i pantaloni a vita bassa. consuelo, spiega una barbie sotto l'arco della ciambella, questa sera non può mancare alla veglia. i ragazzini di via della mercede, tutti pesi piuma, tutti capelli tegolanti, tutti cavallo basso, tutti giacchette londinesi, sono pronti a fare a botte. da reimanders fotografo una coppia di stranieri in bianco e nero. la donna porta l'impermeabile d'obbligo, ma con il foulard di seta sui capelli. l'uomo deve essere stato un giocatore di rugby ed ha lo sguardo incerto. alla fine entro da roscioli, siedo su uno sgabello e ordino vino bianco. un minuto dopo arriva il mio fidanzato.

robba 12:19
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