robba

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gennaio 28, 2005

uscire per comprare una torta è un fasto. spesso, lungo viale parioli, incrocio una giovane coppia. giacche di lana e sneakers, quando è sereno. impermeabili e stivali da motociclista, se piove. passeggiano, sorridono, discutono. si fermano sempre davanti al cigno, tra i lampioni nani che illuminano i tavolini deserti. ammirano nelle piccole vetrine al lato i semifreddi e le torte gelato. lui è spesso indeciso. vorrebbe il mont blanc, ma domanda se per sei persone non sia poi troppo abbondante. lei in genere non risponde. attraversa il cilindro di pastasfoglia, crema pasticcera e castagne, la corona di marron glaces e meringhe, e spinge la porta di vetro. subito lui percorre il banco della pasticceria da té, dai ventagli alle lingue di gatto, fino alla scultura di ceramica colorata che decora il bar, quella che sembra di leoncillo. esplora le crostate, gli strudel e le sacher torte. lei resta sul mont blanc. qualche minuto dopo lo acquistano. allungano la strada fino a bulzoni per una bottiglia di prosecco, poi tornano indietro. l'indice e il medio di lei nel manico della scatola dorata, gli occhi di lui volteggianti tra le luci bianche e rosse delle automobili ferme all'incrocio di piazza ungheria. gli alberi pronti a formare un romantico tunnel. una volta, forse solo fino a un anno fa, c'era anche la pasticceria dell'hungaria. il mont blanc tradizionale e i profiteroles con la panna. se oggi lo storico caffé tramonta, è ancora di questo mondo la deliziosa gelateria. al quartiere trieste trionfa invece marinari. mille varietà e tanti formati per una valanga di mimose, millefoglie e saint honoré. in tutti questi casi, uscire per comprare una torta è un fasto. non per nulla, la vita è così ricca nell'upper east side.

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