robba

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gennaio 27, 2005

www.lomohomes.com/westlake
nulla è più difficile in letteratura che descrivere un uomo che sta pensando. il pensiero è un vero toccasana. faccio sempre in modo di pensare, almeno una volta al mese. al mattino mi sveglio più presto del solito. bevo un té verde e preparo un bagno freddo. indosso abiti biologici e scarpe di gomma. esco, senza salutare il portiere. difficilmente piove, e tuttavia non c'è nemmeno il sole. qualche volta nevica e i tetti di san bellarmino sono imbiancati. prendo la vespa ed esploro i quartieri vicini. quando posso sperimento altri parrucchieri. in un palazzo coppedé c'è un salone che sembra arredato per un film dell'orrore. una donna bianca e magrissima, in lunghi guanti di lattice, apre una porta a cilindro e mi conduce in un labirinto di specchi anni settanta. uno shampoo magico e i pensieri vecchi finiscono nel lavandino. a metà giornata sorseggio un caffé d'orzo nella squallida saletta interna di un bar di via po, davanti a un programma di maria de filippi. trovo questo genere di posti davvero deprimente, ma stimolante al fine di una seria riflessione. guido molto. in motorino perdo quasi conoscenza e alla sera ho le mani intirizzite. raramente passeggio. mi tengo lontana dalle bellezze naturali. scanso i cinema e i teatri, catastrofici tsnumani per il flusso naturale dei pensieri. qualche volta attraverso il quartiere africano. i passanti sono estremamente normali. i negozi offrono esclusivamente fibre sintetiche, ma i clienti sembrano soddisfatti. spesso entro da oviesse. una facoltà di sociologia, l'unica non politicizzata. alcune giovani donne con bambini piccoli hanno un approccio pragmatico. comprano, misurano a casa, e poi cambiano tutto. gli scaffali sono molto disordinati. gli uomini, invece, sono discreti e decisamente più eleganti della maggioranza dei miei amici. del resto, leggendo le etichette, le percentuali di cotone e lana vergine sono sorprendenti. talvolta raggiungo il foro italiaco. compro da mangiare al supermercato macrobiotico accanto all'accampamento zingaro. quando arrivo è buio. i ragazzini accendono fuochi con i cartoni e le bottiglie di plastica. oltre la porta scorrevole le anime vegan si aggirano in silenzio tra gli scaffali di legno. posso ascoltare i loro pensieri, se smetto di pensare. in genere leggono semplicemente le etichette. quando torno a casa, lascio la luce spenta. preparo una zuppa di lenticchie, illuminata dal faro del set di una fiction che girano al palazzo accanto. taglio le carote, il sedano e i porri. dispongo i finocchi a spicchi in una pirofila da forno. tolgo il torsolo alle mele o le riempio di mandorle, malto di riso e cioccolato fondente. infilo un disco dell'abbecedario musicale scritto da gaia. per l'inverno consiglia i trombettisti o il sassofono. mangio qualche wurstel di tofu e bevo un bicchiere di birra. sfoglio il libro che sto leggendo finché affondo in una frase: «nulla è più difficile in letteratura che descrivere un uomo che sta pensando».

robba 13:04
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