robba

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dicembre 11, 2004

budapest, 1996. doppio negroni in un baretto dimesso. cameriera scortese e indifferente alle nostre battute, punita prontamente con amputazione della mancia. dopodiché, andiamo a cena nella solita untuosa trattoria romana. detesto i neon. alla seconda bottiglia di vino, quei neon fanno un brutto effetto. il mio sguardo cade continuamente sul quartetto al tavolo accanto. un poker di maschere in cachemire giallo e arancio. gli agrumi, poi, mi hanno sempre dato alla testa. indico lo spettacolo alla mia amica. dice lei: guarda che quello in arancio è il maestro nicola piovani. poco dopo il quartetto si alza e si infila il cappotto. il maestro, elegantissimo, passa davanti a noi. pietro offre cordialmente la mano: nicola, ti ricordi? e il maestro, assottigliando gli occhi: aspetta, fammi pensare. porta un dito alle labbra in segno di rimembranza. un attimo di imbarazzo, poi pietro suggerisce: budapest, 1996. pronunciando budapest con ostentata cadenza ungherese. e il maestro: sì, budapest, ma certo. però lievemente insospettito, poiché noi, intanto, affoghiamo tra le risate. quando il maestro è andato, i camerieri, gentili, intimano la chiusura. dimezziamo la mancia e abbandoniamo il ristorante per ultimi. aprendo la porta, notiamo la chiave inserita nella toppa. pietro riflette un momento. infine, con l'amara coscienza di chi fa la cosa giusta, assicura il personale all'interno con doppia mandata.

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