robba

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ottobre 14, 2004

con una dizione perfetta. quattro gennaio millenovecentonovantaquattro. mancano undici minuti alle sedici. attraversiamo l'androne del palazzo, salutiamo con un gesto rassicurante la portiera ed usciamo. fuori diluvia. le strade sono vuote. nessuno che possa chiedersi perché ho un braccio intorno alla vita e un wenger sotto il mento. camminiamo in fretta. ad un certo punto inciampo. lui urla qualcosa. poi ferma una macchina e mi trascina dentro. il tassista guarda attraverso lo specchietto e sta zitto. prendiamo la tangenziale. andiamo verso la collina. il mio cappotto è fradicio. sotto ho soltanto il golf e le calze rotte. il ginocchio sanguina. la macchina si ferma davanti al cancello. lui tira fuori diecimila lire e paga. adesso sorride, scopre i denti appuntiti, afferra la mia mano. piove meno, solo l'acqua che cade dagli alberi. attraversiamo un viale e l'altro. i suoi occhi tornano cattivi. entriamo nel bosco. avanziamo nel fango. cerco di non incrociare il suo sguardo. arriviamo in uno spiazzo. al centro c'è un tronco di albero caduto. sopra il cappotto stringo ancora i miei diari. lui me li strappa via. prima di incendiarli, uno per uno, rilegge senza fretta. qualche passo ad alta voce, qualche pagina per intero. ogni cosa con una dizione perfetta. quando tutto è incenerito, mi perdona. mette via il coltello e torniamo a casa.
cit. i ferri del mestiere


robba 18:04
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