robba

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agosto 30, 2004

la nota facile della pubblica indignazione contro l'inflazione e l'imbarbarimento di panarea. caro dottore, forse con una punta di sinistrorsa nausea, ho letto anch'io quello sgrammaticato articolo, imbevuto soprattutto dell'astio dell'autrice, e pubblicato giorni fa sul corriere del mezzogiorno. lo strillo in prima pagina sceglie la nota facile della pubblica indignazione contro l'inflazione e l'imbarbarimento di panarea. le ragioni sono personali o di casta e per lo più esplicite: in vacanza nell'isola durante il pienone di agosto, l'autrice ammette di essere stata incredibilmente derubata del telefonino e della macchina fotografica e si capisce che il sospetto cada sulle orde barbariche che ogni giorno vengono rovesciate dai barconi turistici insieme con le loro colazioni al sacco e non sui diciottenni che atterrano con il tornado e se smarriscono il tender non esitano a prendere in prestito il primo che trovano ormeggiato, salvo mai curarsi di tornare a restituirlo; d'altronde sarà sicuramente un'amica dell'autrice - una di quelle elencate sotto la voce vip anche se, fuori dagli orizzonti terra terra della buona borghesia napoletana, appartenente piuttosto alla categoria delle varie ignote persone di cui sono piene le tasche del mondo - ad essere stata irrispettosamente appellata da un tassista locale che risaliva le curvilinee strade orlate di fichi d'india. purtuttavia, dottore, fuori o dentro l'angusto ambito personale imposto dall'articolo, fatto sta che panarea è bella e piuttosto cara, comunque molto meno cara di capri o portofino, nelle quali, seduta ad un caffé del porto o della piazzetta per la consueta rapina concordata, la stessa autrice mai sognerebbe di lamentarsi ad alta voce (figuriamoci sul quotidiano locale), ma soprattutto è cara da almeno un lustro e forse anche di più (l'omonimo film, non esattamente stromboli, terra di dio di rossellini, è del 1997). i vip, quelli che venti anni fa l'hanno scoperta e quelli che come figurine ritagliate nella carta fanno compagnia all'autrice all'ombra dell'articolo, se continuano ad andarci, lo fanno consapevolmente. consapevolmente, del resto, ci vanno le orde quotidiane. nessuna notizia, dunque: panarea è esattamente la stessa di un anno fa. del resto le eolie sono sette, tutte diverse e tutte ancora bellissime ma quasi tutte avviate da un pezzo su un'autostrada dichiaratamente turistica. per i fanatici del pionierismo da aperitivo in salumeria prima delle venti, perché poi la stessa salumeria chiude e per l'isola è tutto, per il momento è rimasta alicudi. la stessa filicudi, con il saloon a pecorini e i numerosi personaggi pubblici che chiacchierano al bar dall'altra parte, va panareizzandosi. forse forse ancora una casetta a rinella, salina, o ginostra, stromboli, o in cima al vulcano di vulcano, ma dimenticando l'aperitivo o turandosi il naso per il periplo dell'isola - anche quello, peraltro, intasato da plastificate flotte di vele charter prenotatutto ed avvelenato da mandrie di meduse - quando occorre. dunque: ultima chiamata alicudi, dove non ci sono moli ed il massimo è dormire in sacco a pelo sui sassi spaccaschiena (e infatti per ora di vip, o meglio, di personaggi pubblici, motoscafi e orde neanche l'alito). tornando invece all'articolo: se proprio vogliamo fare i conti, lasciamo perdere gli spiccioli. d'altra parte nessuno - vip, medusa o orda che sia - sogna di agguantare panarea per sorbirsi una pastosa granita, per quello c'è alfredo a lingua, salina, o per farsi imbottire un panino al baretto della lisca bianca. in questo senso l'unica notizia è che sulla splendida terrazza del raya - albergo-sequestro da quattrocentoquaranta euro a notte, anzi, come direbbero con indisponenza alla reception: duecentoventi euro a testa - una birra gelata costa ancora cinque formidabili euro.
cit. il commento del dottor castaldi


robba 15:35
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