robba

robba

agosto 18, 2004

alicudi e filicudi incartate nell'azzurro. siamo alla guardia medica di salina. è successo che dopo una cena in un chiassoso ristorante di amantea, invitati e scortati da una 'ndrangheta generosa e cordiale, disneyanamente ospiti di un gambadilegno locale, capo di una ciurma di kosovari ed ormeggiatore unico del porto che non c'era - ma che oggi c'è, anche se è introvabile con le pagine azzurre, e senza i disegnini del tagliamare del mancini, e sorge come una cattedrale nel deserto (oppure, appunto, come un approdo immoto ma cigolante di barche a vela abbandonate, sulla statale che conduce a reggio calabria) -, e dello stesso loquace ristoratore e degli armatori di una barca che ogni mattina alle sette deporta trecento calabresi alle eolie, una cena a base di qualunque cosa, conclusa ed iniziata più volte, infine seppellita con un paio di terribili amari, tra i quali le famigerate gocce nere, il capitano di ditisco, cioé il mio unico capitano, è stato investito dalla botta. ventiquattro ore fa, tra stromboli e panarea, l'astenia serpeggiava sul fondo. questa mattina, nella baraccopoli estiva del porto di salina, è affiorata d'improvviso. il paziente afferma di avere il fiato di un'anguilla. la dottoressa quarantenne, con la vespa e la borsa imbottita, ride e lo prende per matto. sullo sfondo, oltre il monte felci, guardo alicudi e filicudi incartate nell'azzurro.

robba 16:18
Powered by Blogger