robba

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luglio 12, 2004

breve storia di un mio lettore. breve storia di un mio lettore. è una serata calda. le luci della città ammiccano silenziosamente. il mio lettore, in maglietta e mutande, rotola giù dal divano, striscia fino al tavolino, si versa un'altra birra. la beve tutta in un sorso, poi ne versa ancora. riesce a malapena ad alzarsi. si avvicina alla finestra, affondando i piedi nudi nel linoleum. tiene il bicchiere sotto un braccio, si passa una mano tra i capelli. posiziona il cannocchiale con l'altra mano. è sabato, non si aspetta granché. ha comprato due cartoni di birra, per il momento non desidera niente. comincia dalle finestre che preferisce. sa bene, anche perché il loro maltese continua ad abbaiare, che la coppia del decimo piano non è in casa. è un peccato. lei è un pasticcino ripieno di panna montata. lui è un latino, un maestro di salsa. la loro vita quotidiana è una sequenza perfetta, una spirale che si apre e si richiude ritmicamente. anche le finestre accanto sono scure. il professore avrà finito gli esami e sarà andato in vacanza. è uno scapolo che riscuote un certo successo. è provvisto di un calendario di amiche che sfoglia sera dopo sera. il mio lettore ci ha scommesso per mesi, ma nessuna di loro è mai rimasta a dormire per due notti consecutive. al piano di sotto c'è una festa. sedicenni che bevono jack daniel's e ingoiano patatine fritte, saltando su se stessi e srotolando carta igienica come nel video di millenovecentosettantanove. un'immagine che darebbe il capogiro a chiunque. il mio lettore sente la birra risalire velocemente. gli sembra di cadere mille volte, ma poi scuote la testa riuscendo a non pensarci. nuovamente appoggia l'occhio al telescopio. nel palazzo dall'altra parte del parco, dietro la grande macchia alberata, c'è una finestra dalla luce tenue. una ragazza con i capelli ricci è seduta sul pavimento e suona una chitarra classica. indossa solo una maglietta. il mio lettore può vederne i polpastrelli veloci, il seno pesante sulla cassa armonica, le unghie lunghissime dell'altra mano. e poi le gambe nude, gli occhi nervosi che vanno in basso e poi in alto e poi al centro. la stanza piena di scatole, le torri sbilenche di libri e spartiti che sorgono ovunque, i pochi mobili e nessuna traccia di un televisore. forse sta traslocando, forse si è appena trasferita. no, il mio lettore ne è certo: è appena arrivata.
cit. bobby newman in hollywood, la finestra sul cortile, millenovecentosettantanove


robba 17:07
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