robba

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giugno 14, 2004

come spiriti nella città incantata
come spiriti nella città incantata. domenica ritorniamo in gommone da massa. sbarchiamo al cenito. lo sbarco è quantomeno azzardato: con la guardia costiera e le onde dei motoscafi. con il gigante alla guida, con il filosofo che salta come l'uomo ragno e prende le valige. con me, pitone e vale immersi nel verde petrolio. in compenso siamo a casa. facciamo la doccia aspettando il vecchio mario. gli altri ci chiedono perché abbiamo fretta, cosa ci importa di andare a votare. ma noi partiamo velocemente per roma. l'autostrada è infestata dalle alghe. l'autogrill è una montagna di bibite e biscotti. scarichiamo il vecchio mario in via po, che ci saluta con un sorriso lampeggiante. andiamo alla ricerca dei nostri seggi elettorali. i festoni colorati nascondono i nomi delle strade. la musica dolciastra confonde i pensieri. è quasi tardi. sabato notte, fino alle cinque del mattino, al ritorno da una cena e una sosta infinita al baretto del porto, ho letto alcune pagine sul genocidio curdo ed ascoltato i duetti di pannella. la casa dell'ambasciatore era avvolta negli ulivi e nel silenzio. io avevo gli occhi sbarrati. devo assolutamente esprimere il mio voto. la mia sezione elettorale è ancora a trastevere, in un vicolo deserto. dico buonasera agli scrutatori, ma loro non aprono bocca. gli elettori presenti hanno forme di ortaggi. come spiriti nella città incantata. entro in una cabina, scrivo un solo nome accanto al simbolo della lista bonino. esco, infilo la scheda nello scatolone, riprendo i documenti. torniamo ai parioli, per cercare la tessera del filosofo. mancano dieci minuti alla chiusura ed il suo seggio è avvolto nella nebbia. solo un vigile, all'entrata, dice: siete in controsenso. secondo il filosofo è un riflesso elettrostatico. come la coda staccata alla lucertola. a casa mangiamo una pizza e guardiamo gli exit poll. nel cuore il sospetto diventa certezza.
cit. la città incantata


robba 12:42
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