robba

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maggio 24, 2004

una curiosa sensazione di pieno e di vuoto. sabato mattina andiamo alla nissan a pagare la nuova macchina. il cielo è basso, si appoggia sui grandi palazzi della portuense. le strade sono animate, piene di esseri umani che hanno già fatto la spesa al supermercato. nella concessionaria c'è un'aria febbrile. gli uomini sono in giacca e cravatta, le donne agitano le mani per asciugare lo smalto. una signora con un abito nero ed i capelli rosso gruber spiega che aspettano i padroni giapponesi. una specie di dorian grey, un uomo alto e biondo dal viso deturpato, ci fa strada. l'operazione si rivela più veloce del previsto. una ragioniera sovrappeso, con due enormi occhi azzurri, dice che potremo ritirare la macchina fra sette giorni lavorativi, probabilmente martedì. fra domanda se non è possibile anticipare a venerdì o sabato. lei dice di no, poi continua a compilare i moduli. ad un certo momento alza gli occhi, gli chiede se è un giornalista. lui risponde di sì, lei prende il tesserino e lo fotocopia. dice che la macchina sarà pronta entro venerdì. ci guardiamo in faccia stupefatti. arriviamo alla stazione poco prima delle undici. c'è un eurostar che dovrebbe essere già partito, ma è in ritardo. lo prendiamo al volo. sediamo nella prima carrozza. apro ogni cuore umano di williamo boyd e mi immergo velocemente. fra va a fare una passeggiata, che poi significa che va a vedere se c'è qualcuno che conosce. dopo dieci minuti torna con massimo. lui è raggiante, ha in mano il mio articolo e la nuova copertina della rivista. attacca un lungo discorso sulla necessità di integrare i chirurghi americani e gli internisti europei nella gestione del paziente iraq. fra, al solito, fa melina. un turista francese beve in silenzio gli insulti rivolti a chirac. il treno entra nella stazione centrale intorno a mezzogiorno. piazza garibaldi è il solito grande backgammon, ma il cielo è azzurro e senza velo.
più tardi. facciamo in tempo a prendere l'aliscafo delle diciannove e dieci. i pescatori di torre del greco hanno detto che per domani è prevista tempesta. una perturbazione veloce, prettamente domenicale. abbiamo deciso di partire lo stesso. nel golfo c'è mare di sotto. l'aliscafo sale e scende sulle onde lunghe, provocando una curiosa sensazione di pieno e di vuoto. fra dorme, io leggo un articolo sui vegetariani. l'approdo a capri non è dei migliori. ormeggiando, il capitano fa fuori una banchina. i passeggeri ridono, per niente spaventati. prendiamo un taxi che ci porta a casa di daniele. daniele ha appena ritirato il suo gommone, chiede notizie della barca. spiego che siamo appena stati al cantiere e che i lavori procedono. ma aggiungo che sembra incredibile immaginarsela pronta fra una settimana. ci sono anche su, giulia e vittorio. tutti abbronzati. a cena, una cena deliziosa a base di zuppa di pesce e paccheri, parliamo di politica e di malattie psicosomatiche. giulia annuncia che voterà per emily, la nuova lista rosa. vittorio dichiara la sua fedeltà al neo optalidon. chiacchiero a lungo con il cameriere, che è di ceylon ma di etnia indù. credo sia l'uomo più informato di capri: vede tre telegiornali al giorno e legge le cronache politiche. mi racconta la situazione nel suo paese. più tardi usciamo. alla palma c'è un'atmosfera innaturale. il piano bar è un potente depressivo, gli avventori sono sempre gli stessi, ma si muovono con un'energia sproporzionata. le ragazze indossano decolletes bianche, rosa o gialle sotto i jeans stretti, i giacchini con profonde scollature. sono tutte magre e dorate, sorridono, scrollando i capelli. noi siamo anestetizzati, ciascuno chiuso a chiave nella sua anestesia. soltante ale e su parlano fitto, in un angolo. impossibile capire di che. torniamo a casa intorno alle tre, ma riapriamo la conversazione su farmaci e malattie. andiamo a letto alle quattro. il cielo è muto e stellato.
cit. ogni cuore umano, paccheri (o schiaffoni), ceylon, la palma


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