robba

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maggio 04, 2004

laddove per eroe si intende. sono le nove di una sera calda. apro il portone e mi cade addosso un velo di tulle. i turisti mangiano fuori. le panchine sono occupate, i marciapiedi affollati. il suono del violino e il profumo di gelsomino sono serpenti striscianti nell'aria. la strada fino a casa è tiepida e blu. salendo in ascensore posso sentire fra e il vecchio mario parlare ancora di eroi. fra che dice che non è possibile avere simili idee. mario che ripete il concetto: il piercing è un atto da eroi. laddove per eroe si intende una persona forte che ha visto e fatto di tutto. ma come, dice fra, e le ragazzine di quindici anni? mario non crede che le ragazzine facciano il piercing, mai sentito. poi arrivo io. apro la porta e fra mi chiede chi mi ha dato quella giacca da blogger. dico: ce l'ho da mesi e mi avevi anche detto che non ti piace. si servono pollo a ripetizione. il vecchio mario per errore ha comprato un chilo di petto di pollo. spiega che costava poco, meno di venti euro. la verità è che non aveva mai fatto la spesa, lui o è ospite oppure mangia al bar. fra gli fa: finirai per sentirti male. mario dice che ora l'ha comprato e non vuole sprecarlo. la cucina sembra il sud dell'iraq, non ho voglia di cucinare. metto insieme un'insalata e wurstel di soia con senape. il vecchio mario vede la senape e mi chiede dove l'ho presa. anche qui: ce l'ho da sempre, non sapevo che ti piacesse. fra versa un ottimo prunaio per noi due e vino di pessimo qualità per il vecchio mario. ci mettiamo a tavola tutti e tre come una famiglia di rockwell appena sterminata. quando squilla il telefono. è il gigante. dice che è nella capitale, ma che c'è anche lo sciopero dei taxi. fra assicura che lo andiamo a prendere. è con sua madre all'albergo angloamericano. cinque minuti dopo io fra e mario siamo là. il gigante e sua madre ci ringraziano, li abbiamo salvati. dicono: portateci subito ai parioli, in un quartiere civile, e se volete venite a cena con noi al caminetto o da celestina. spieghiamo che stavamo per mangiare, ormai è tutto pronto. poi chiediamo: perché a roma. annunciano che devono andare dal papa. domani, in udienza privata. perplessa, ricapitolo nella mia mente. da un lato il gigante: trentenne, imprenditore, abito sartoriale, passioni inconfessabili a me note, passioni confessabili come barche e motori, lettore di settimanali scandalistici, spettatore di film d'azione americani in multisala, accertata preferenza per un modello femminile curvilineare. dall'altro lato il papa. perciò gli chiedo: come dal papa? e lui risponde che il suo sogno da sempre è guardarlo negli occhi. è l'uomo potente che da anni voleva incontrare. capisco: di nuovo una questione di eroi. capisce anche il vecchio mario. che sovrappone aneddoti e sogni: i suoi. e, con la voce incrinata, ci racconta di aver incrociato il papa venerdì sera prima di pasqua, in corso vittorio. giovanni paolo - dice rivolto al gigante - andava alla via crucis e mi è passato davanti. ma non ti illudere, mi ha guardato ma non mi ha visto. per lui sarò stato solo un'immagine sfocata.

robba 14:37
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