robba

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maggio 07, 2004

il faro di porto raphael. la punta rossa della sigaretta si allunga, poi torna com'era. ti volti indietro, guardando l'arcipelago di luci alle tue spalle. ti avvicini, ti siedi accanto, mi chiedi se non voglio. marco è un profilo davanti alla maddalena. indovino il biglietto, il suo passaporto, la carta velina bianca. una vela che scivola nel silenzio. estate millenovecentonovantatre. il mondo è il faro di porto raphael, il rumore del mondo è una carta velina. il cielo è inclinato, ci sta cadendo addosso. marco scarta la velina bianca. ordina polvere e frammenti con un biglietto da visita. ti dico che non voglio un diamante, è una cosa che vogliono tutti. sei una comune pietra preziosa, me ne sono accorta. mi volto dall'altra parte. marco si piega, mi dice vieni. tiene fermo il passaporto, mi passa la banconota. mi piego verso il bianco, mi sollevo. lui mette le dita sulla mia nuca. chiede a cosa sto pensando. gli dico che ti amo, tra le labbra anestetizzate. con la lingua marco bagna una sigaretta, la spolvera, me la passa. la accendo, poi mi volto. la notte ti ingoia, lascia un'ombra. ma posso vederti dentro. una bellezza che mi disossa. liquida poesia, un acido in cui nuotare un attimo prima di sciogliersi. vorrei dirtelo, ma non c'è motivo. siedo, con la testa sulla gamba di marco. arretro nel buio.

robba 11:39
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