robba

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maggio 13, 2004

il ditisco che sta mangiando. davanti allo specchio, nuvole di pioggia fuori alla finestra, nuvole di schiuma da barba sulla mia destra, il mio fidanzato che matematicamente si taglia, la radio che snocciola orrori e snarnuti, a lavarmi i denti, a spalmarmi la crema idaratante, a rifare il letto, bevendo l'ultimo sorso di té, mettendo in borsa un paio di dischi ed il libro che sto finendo, infilando le calze a righe e i pantaloni e sistemando l'orlo, provando una maglietta bianca e poi l'altra con il golf rosa, la sciarpa panna o ancora rosa, allacciando le scarpe, porgendo la guancia al mio fidanzato che invece mi porge una mano, dicendogli per l'ennesima volta che non siamo solo colleghi, salutarlo, vederlo ritornare per ricordarmi di cercare il numero del concessionario che ci ha venduto la macchina e che è sparito, mettere il lucidalabbra, legare i capelli, scegliere collana ed anelli, aprire la porta ed uscire nella leggera aria urticante della medusa primaverile, prendere il motorino, infilarmi gli occhiali, partire verso il lavoro, lungo via pinciana, con il sole che nasconde la faccia dietro una maschera, tra i tassisti minacciosi con le fiancate ammaccate, i turisti inermi, i maggioloni, le mini e le micra colorate, i lavoratori a provvigione coi grossi nodi, gli scooter come divani, le giacche rifrangenti, gli autobus come carcasse, attaccate da tutti i lati, i sanpietrini, le buche, le stupide pole position dei motorini, e finalmente arrivare, infilarmi tra le strisce bianche, prendere la borsa ed avviarmi verso il portone, passando davanti a zingari, impiegati, camerieri, ristoratori, trovare le chiavi, salire a piedi, cercare di nuovo le chiavi, aprire la porta a vetri ed entrare, percorrere il breve corridoio, salutare un collega che legge, avvicinarmi alla scrivania ignara, e infine vederlo, il ditisco che sta mangiando, testa lucida e pelosa che alle nove del mattino inghiottisce ogni pensiero, qualsiasi ispirata parola.

robba 14:39
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