robba

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maggio 12, 2004

essere rimasti invece che andati. mi assento un attimo per andare nella foresta vergine. per prima cosa sbaglio il treno: mai prendere quello che arriva a mergellina. va a salerno, o a reggio calabria, ed è un eurostar stravecchio, angusto, dondolante, con la tappezzeria intrisa di un odore nauseante di ammoniaca. potenza della letteratura: anche trenitalia deve avere letto la capria. per chi napoletano non è, meglio scegliere le vetture che arrivano a napoli centrale. da qui partono metropolitana, circumvesuviana, autobus, tram, filobus, taxi e taxi abusivi. una volta, fino a cinque anni fa, stazionavano anche i pulmini collettivi: furgoni quasi albanesi che facevano un tragitto fisso, tipo stazione-ospedali, costavano mille lire, correvano come i pazzi nelle discese e facevano fermate intermedie a casaccio. ora non saprei, anche considerata l'amministrazione avanguardista di palazzo san giacomo. denuncia tra parentesi: su per la collina di posillipo, in un reticolo di vincoli storici ed artistici, sono almeno tre i palazzi abusivi in costruzione. tutto si crea, tutto si distrugge, nulla si trasforma. quando arrivo chiamo mia sorella maik, che è appena andata a vivere in una nuova casa al corso. mia sorella tiene a precisare, con un filo di orgoglio ironico alla massimo troisi, che la stessa strada a milano è "corso vittorio emanuele", a roma "corso vittorio", a napoli semplicemente "il corso". le dico che per percorrerlo in macchina, longilineo e serpentato com'è, purtroppo non basta la parola, ma confido che il traffico della domenica sera si sciolga nell'ammoniaca che tuttora mi invade i sensi ed i pensieri. a casa, nel palazzo che affonda e sembra sorgere dal mare, aspetto che il filosofo colga il momento giusto per battere il driver sulla pallina e lanciarla nel tramonto. passano quindici minuti, poi la pallina rimbalza sul parapetto, ripartendo con una forza più che proporzionale e scagliandosi contro il castello alle nostre spalle. i nostri tentativi di ritrovarla o di assicurarci che i bambini che fino a un istante fa giocavano nel prato dei vicini non siano feriti, quelli sì, vanno nel vuoto. alle nove il problema del traffico pare incredibilmente risolto. tra gli chalet di mergellina si scivola come sulla cera. il corso è deserto e c'è più di un'ombra per il parcheggio. maik mi aveva descritto nei minimi particolari la cassetta della posta, ma non mi aveva detto che per entrare in casa sua si passa sotto un arco, direttamente dalla strada, scendendo alcuni scalini verso un giardino di agrumi. non mi aveva nemmeno detto che l'arredamento è tutto un biancore moderno, che sembra un locale alla moda. c'è anche un'altra sorella, quella che in piccole donne sarebbe beth, ed il suo fidanzato, il suo esatto opposto, un tipo americano anni cinquanta che ha il testosterone a mille, pensa solo a come fare soldi e godersi i suoi martini. tesoro, il fidanzato di maik, invece è un uomo tranquillo. una cosa ragionevole se si pensa che maik nel paragone di prima sarebbe amy. lui è il mago del barbecue e cuoce le sue pannocchie, lei cammina su e giù, impartisce ordini ed illustra la casa con una molletta sul naso. fumiamo abbondante, beviamo ferrari e un ottimo terredora, poi chiamiamo una pizzeria. un istante dopo due ragazzi suonano alla porta, per dieci euro e nessuna mancia ci lasciano quattro pizze margherita. parliamo delle prossime vacanze, di tesoro che si è candidato con la fiamma alle provinciali - quelli della lista gli hanno detto che servivano persone perbene, lui non ha saputo cosa dire, ora spera solo di non essere eletto -, del fidanzato di beth che si è fatto assumere da una agenzia immobiliare per cercare una casa a sua madre, di beth che studia ingegneria informatica ma passa tutto il tempo libero ad impilare romanzi, di amy che aveva voglia di pannocchie alla brace ma non è ancora stagione, poi ha scoperto che la nonna l'anno scorso le aveva congelate, ancora di amy che domani subito dopo il lavoro va a pranzo da mia madre. quando andiamo via, la capria o no, la domanda viene naturale. chissà essere rimasti invece che andati.

robba 11:36
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