robba

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maggio 09, 2004

bere mangiare fumare e ascoltare i deep purple nel salotto di marta. fatto sta che ieri sera c'era la vernice di poldo. poldo più altri. alla galleria della nostra signora dei sostantivi. vorrei dire che le opere che aveva portato non erano le sue migliori, ma erano le migliori del gruppo di artisti che esponevano. che infatti tutti quelli che conosco lo preferiscono come scultore, piuttosto che come pittore, e che io adoro i suoi animali e sogno che completi tutto lo zoo. che tuttavia i due nudi fronte e terga nel bagno con le piastrelle a scacchi erano molto carini. e che il busto di antonio russo con i bambini era un po' leoncillo ma in una interpretazione del tutto originale. vorrei dire inoltre che faceva un certo freddo, che infatti alcuni invitati indossavano sciarpe o guanti. direi tante altre cose, ma poldo non approverebbe. può essere un uomo severo. in particolare la faccenda della pioggia e del freddo: lui, come quegli analisti che si ostinano a negare l'inflazione, esclude che il clima grigio maiuscolo di questi ultimi mesi abbia qualcosa di strano. che il tempo e l'inflazione siano due impareggiabili argomenti di conversazione, non pare questione dirimente. posso invece scrivere delle mondanità. che il catering era di un fattore che produce il vino discreto che abbiamo bevuto tutto l'inverno. che c'era una gran ressa. con il cuoco più sinistro, il direttore del giornale meno letto, colla piccola diaspora radicale assediata da una vasta rappresentanza della destra pulita e capellona. con la cara marta, abbordata con un colpo d'occhio da un corregionale, un lodigiano identico al marito assassino di fargo. con pigi, intento a sospendere il tempo con gli scatti a vuoto del suo zippo. con la lunghissima longa e con i preziosi amici del nostro caro mario, agli atti assente, impegnato in una napoleonica campagna sul raccordo anulare. in collegamento telefonico, invece, il nostro onorevole massimo. c'era naturalmente il filosofo, caduto in un abisso dietetico come ogni maggio, scisso tra l'idea di un bicchiere di vino e quella di una minuscola fetta di quiche. e c'ero io, inchiodata in un angolo a tremare insieme a una sigaretta, a parlare con una bionda, appena conosciuta, e incredibilmente sorella di un celebre personaggio della mia mitologia personale. ebbene la vernice è stata un successo. quando è finita, e le file si sono aperte inghiottendo l'artista, noi tre ci siamo rifugiati a bere mangiare fumare e ascoltare i deep purple nel salotto di marta. fuori, naturalmente, fischiava la tramontana.

robba 14:56
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