robba

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aprile 12, 2004

gloria.fantasmagoria
quel sorriso sull'arcata superiore. stamattina il cielo è grigio e si vede capri. è nitida come una pedina su una dama. sono venuta nello studio di mio padre, ma gliel'ho chiesto. sto ascoltando una cassetta che ho registrato l'altra sera alla radio. quella dove sono riuscita a togliere tutte le voci dei deejay. indosso una gonna a pieghe, le superga ed il golf giallo. ho il walkman di mia sorella e la nuova doccetta con gli elastici. sfoglio l'enciclopedia medica, il secondo volume sugli ustionati. ogni tanto riguardo la mano a metà sull'ultima pagina. ieri ho dato un bacio viola. per strada rita ed esse mi avevano fatto vedere come si fa. prima al boschetto poi anche nel mio palazzo. sono venuti a prendermi in palestra. io ripetevo che non potevo, ma sapevo che lo dovevo fare. che devo imparare. ad un certo punto io ed emme siamo entrati nell'ascensore. quando eravamo ancora al primo piano si è avvicinato. è stato un attimo. ha avvicinato le labbra e mi ha infilato la lingua in bocca. a ripensarci una lingua piccola e lentigginosa, come lui. è magro magro, alto meno di me e con i capelli rossi corti. di cognome si chiama come una provincia della lombardia. ha tredici anni. fa ridere tutti e spesso parla in napoletano. ma con me no. forse è durato due attimi. ha incominciato a rotearla come un dito indice sulla mia. la tenevo appoggiata sull'arcata inferiore, come aveva detto rita. un attimo più un attimo e mi sono allontanata sorridendo. è stato una specie di solletico, una cosa veramente ridicola. aveva dei puntini in cima. lui mi ha guardato male e ha detto che fai. ma eravamo al quinto piano. ho sperato che sul pianerottolo non ci fosse il professor alfano e mi è sembrato di no. poi ho spinto la porta e gli ho detto ciao emme. nel modo più gentile possibile. dentro di me ho pensato che un bacio viola è una piccola lavatrice. quando mia madre è venuta ad aprire non l'ho nemmeno vista. lei ha detto ma come, a quest'ora. ho sentito odore di pasta e lenticchie, con l'aglio. lei giura sempre di non usarlo, è questa la cosa che mi fa arrabbiare. come se fossi stupida. ho posato la borsa e sono andata a lavarmi le mani. mi sono guardata allo specchio per capire se ero diversa. mi è sembrato di sì, forse no. mi sono lavata anche i denti. poi hanno chiamato in tavola. e non avevo fame. le mie sorelle hanno iniziato subito, senza aspettare. questa è un'altra cosa che mi fa arrabbiare. ho spostato qualche cucchiaio di pasta, ho formato un cratere. ed ho trovato l'aglio. mia madre ha detto che se non mi andava potevo anche lasciare il primo. ma il secondo lo dovevo mangiare. ho passato la pasta a mio padre, lui ne ha preso una parte. ho tagliato la sogliola impanata a pezzi molto piccoli. li ho ingoiati tre a tre. quelli più verdognoli li ho infilati in tasca. alla fine ho chiesto se potevo andare in camera. hanno detto che potevo. così ho indossato il pigiama, ho preso un volume dell'enciclopedia dei cani e mi sono messa a letto. alla pagina sui setter ho cominciato a rivedere la scena. tante volte. ritornando indietro quando emme metteva la centrifuga. ho immaginato quello che avrà detto a rita ed esse che lo aspettavano. ho immaginato cosa mi dirà lei domani a scuola. ho anche pensato di non rivolgerle più la parola. o di dire che dopo scuola ho un impegno con mia zia e non posso andare con loro. o che c'è mia madre per strada, che va a prendere mia sorella all'asilo, e potremmo incontrarla. che poi è un problema vero. alla fine ho aperto il pugno ed ho guardato l'anello. l'anello che dice che da oggi in poi sono fidanzata. è una treccia di rame e mi va larga. l'ho schiacciata un po' e ora se la infilo si regge. ma per prudenza non la metto. mamma la vedrebbe subito e mi chiederebbe dove l'ho presa. potrei dire che è di paola, ma mi verrebbe sicuramente da ridere. prima le bugie mi riuscivano meglio, poi se non mi credeva mi mettevo a piangere. ultimamente mi viene quel sorriso sull'arcata superiore.

robba 13:17
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