robba

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aprile 05, 2004

masticando un aroma barbaro e raffinato
masticando un aroma barbaro e raffinato. è sabato sera. stiamo andando a positano, per la festa. facciamo la strada da vietri, sul serpente che cavalca la schiena rocciosa, mangiando un paese bomboniera dietro l'altro. fra ha la solita guida sportiva, ga racconta le sue ultime storie romane, fede soffre le curve, gimmi difende milano, io fotografo la piazza di atrani. la casa sta in alto, attorcigliata su se stessa come una conchiglia, la gente sale e scende per le scalette, talvolta si ferma a chiedermi qualcosa dello sciopero di pannella. stamattina mi sono svegliata alle sei e sono andata al lavoro in tempo per essere qui. abbiamo pranzato in treno, serviti male ma come una famiglia nel vagone ristorante. poi sono andata a cercare un regalo per via calabritto. ora sono congelata, vado in bagno a tirarmi un po' su. dopo continuo a fare fotografie, fotografo soprattutto vale con i capelli allungati e gli stivali di camoscio fucsia, o resto ad ascoltare. ritorniamo presto, verso le tre, quando napoli è ancora in funzione. riaccompagnamo tutti. conan ci aspetta dietro il cancello e vorrebbe entrare in casa, fra lo lascia fuori. domani andiamo a torre annunziata. per controllare i lavori di farfalla. al mattino il sole allaga la stanza. qualcuno bussa, poi vedo entrare il vassoio della colazione. una marmellata di arance profumata. ci sono anche la signora e il vecchio mario. alle undici ci mettiamo in macchina e partiamo. mentre i bambini ricchi dei vicini, vestiti con le maglie del milan e dell'inter, giocano a calcio nel prato davanti al mare. quando arriviamo è tardi. grossi altoparlanti diffondono la messa della domenica delle palme per le strade del paese. sotto il vesuvio, la laicità è una carta sporca gettata fuori dal finestrino. la situazione al cantiere è questa: la barca è ancora a pezzi in una scatola. il proprietario ci mostra un rotolo di lana di vetro. rivestirà l'interno di uno stampo e, ricoperta di resina, dopo quarantottore darà lo scafo. lui parla in un modo familiare, non azzecca un congiuntivo, ma con incisi e parafrasi è un giocoliere. noto che è meno grasso del solito e al collo ha un cristo inchiodato su un'ancora. al ritorno facciamo la strada interna. la bellezza da queste parti ti tende imboscate. ogni paese ha il suo piccolo porto con una fila di gozzi scarnificati. ti avvicini incantato, mentre alle tue spalle si staglia l'ombra di un palazzo di quattro piani. con le lunghe inferriate e le infinite distese di panni bianchi, come donne piccole e bellissime sotto etti di rimmel squagliato. restiamo qui. andiamo a mangiare in un posto vicino alla stazione di portici-ercolano, davanti al minuscolo porto di granatello. una specie di bar alla moda ma che cucina qualunque cosa. verso le quattro si riempie di ragazzi in canottiera, pantaloni cargo ed occhiali prada. bevono negroni e gin tonic e mangiano noccioline. non capisci se è un aperitivo o cosa, non capisci chi sono e che stagione è. noi abbiamo antipasti e pasta con i frutti di mare e due bottiglie di vino ghiacciato e alla fine paghiamo cinquanta euro in quattro. sulla strada di casa vediamo antiche ville romane e minuscoli bassi con spiaggette private. ragazzini in mutande che giocano in riva al mare. osserviamo. fumiamo sigarette masticando un aroma barbaro e raffinato.

robba 12:52
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