robba

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aprile 07, 2004

finché corre la vista e la nostra ford taurus. in america, l'estate scorsa, dormivamo quasi sempre in un motel. nell'area di servizio all'uscita dell'autostrada. dopo chicago e prima di new orleans era la soluzione più economica e confortevole. al centro, tra il missouri il kansas e l'oklahoma, era l'unica. una sera in illinois ci fermiamo in un posto bordato di neon verde acido e fucsia. le stanze sono disposte su un quadrato senza un lato, ad un solo piano, in mezzo ai grilli e al niente. l'autostrada fin qui rivelava una terra piatta, disseminata di industrie, forse una ogni cinque miglia. in america è un'alta densità. il pakistano in portineria ci dà due stanze in cambio di un documento. una doppia per me e fra e una singola per il vecchio mario. una quarantina di dollari in tutto. più tardi andiamo a mangiare nell'unico posto ancora aperto, nell'isola di ristoranti vicino all'imbocco della freeway. il giorno successivo andiamo in missouri, in una di quelle città dal nome comune, come montgomery o springfield. al di là del nome, le città della provincia americana sono davvero tutte uguali. incroci di strade con villette senza una piazza centrale. quando va bene un mall. dormiamo in un motel anche a wichita e ad oklahoma city. il kansas e l'oklahoma sono due enormi praterie. non vediamo abitazioni, né esseri umani, per centinaia di miglia. una sera andiamo in un confort inn a quattro stelle, a cinquanta dollari a testa. la prassi è sempre la stessa. anche la stanza è la stessa. la tv via cavo, il microonde, il bollitore per il caffé, il grande specchio con le luci intorno, il ripiano di marmo e i due lavandini in camera, le stampelle di legno, il bagno, i due letti matrimoniali, la bibbia nel cassetto, l'aria condizionata. più soldi uguale solo più confort. in questo caso ci sono anche le tende a fiori intonate al salotto, una moquette pulita, una tv più grande. a mario piace così tanto che decide di comprare una pizza surgelata all'area, infilarla nel microonde e godersi la nuova camera. per una volta usciamo da soli, io e fra, diretti con la nostra taurus a noleggio ad oklahoma city. la città è la solita manciata di grattacieli, una decina al massimo. ci siamo già stati nel pomeriggio, in un bar pieno di uomini d'affari che, seduti ai tavoli, discutevano e prendevano appunti. il barista ci ha consigliato di andare a bricktown, la città di mattoni, un incrocio di quattro palazzetti rossi, con al centro un piccolo fiume artificiale. di fatto più che un fiume è una fontana allungata, venti metri di vasca con natanti gialli che fanno su e giù. intorno fioriscono i locali. alcuni mangiano fuori, facendo finalmente a meno dell'aria condizionata. noi andiamo a bere in un posto che serve più di duecento birre alla spina. è pieno di ragazzi e di lineamenti diversi. è una serata calda. qualche giorno dopo siamo in texas, a galvestone. che poi è un'isola bassa attaccata a houston con un ponte. quaranta gradi, un'unghia incarnita nell'oceano grigioverde, un posto dove fanno il bagno soltanto i messicani. ci infiliamo i costumi in uno spogliatoio di cemento a quattro piani, pieno di bambini che urlano e mamme grasse che parlano spagnolo, di inservienti obesi che passano stracci. l'acqua è calda e un po' agitata. ma non ti dice niente. ci spostiamo in mississippi, il paese più povero d'america. in una località dove l'autostrada sbocca sulla spiaggia. qui ci vivono molti veterani: a quarant'anni lo stato dà loro tremilacinquecento dollari di rendita mensile, un vitto e un alloggio con un ponte che attraversa la strada fino al casino. di fare il bagno nell'oceano non se ne parla. è un pantano, percorso da strani tubi. la spiaggia per converso è lunga e bianchissima. la sabbia viene dalla vicina florida. i villeggianti stanno chiusi tutto il tempo nei casino fronteoceano. per il solo fatto di entrarci puoi vincere migliaia di dollari, li estraggono a sorte ogni ora. noi dormiamo in un motel di fronte, facciamo il bagno nella piccola piscina. io e fra ad un certo punto lo facciamo anche nell'oceano. passiamo il resto del tempo a leggere, sotto il sole, come su un'isola deserta. poi un giorno sulla spiaggia arriva un cubano. sta seduto su una sedia, solo e nero tra centinaia di gabbiani più bianchi della sabbia. e guarda. quando andiamo via è sempre là. un'unica ombra per miglia e miglia, finché corre la vista e la nostra ford taurus.

robba 10:42
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