robba

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marzo 22, 2004

amira bibawy
le invasioni barbariche. dopo il cinema, andiamo a cena a casa di una cara amica. gli invitati sono tutti addetti stampa, per lo più colleghi di lavoro. il televisore rimanda le immagini mute del derby. sulle pareti della sala da pranzo c'è una frase di seneca a lettere cubitali. il destino ha ingaggiato una guerra contro di me, io non mi faccio soggiogare, ma trovo dentro di me la forza per affrontarla. più o meno così. guardo in alto, mentre cicci accenna un discorso sull'enorme numero di persone brutte che popolano la vita lavorativa. gli rispondo che statisticamente non è possibile e che magari, semplicemente, si curano poco. uno degli ospiti racconta di una telefonata notturna in cui il premier è costretto a dettare un titolo e un dichiarazione ad uno scettico dimafonista. la padrona di casa, discendente di un martire della rivoluzione del novantanove, ricorda quel giorno in cui sull'autobus che la portava ad ostia per insegnare piangeva come un agnello, chiedendosi come era potuta finire in via dell'idroscalo. poi pensò, come avrebbe fatto seneca, che in fondo anche lì c'era il mare. io sto zitta e fumo, oppure parlo con giò. guardo il televisore e noto che intanto la partita si è interrotta. un tipo controlla le agenzie sul telefonino, ma le notizie non tornano. un altro, romanista, attacca una polemica con se stesso. sugli spalti ci sono dei piccoli incendi. un ragazzo napoletano, molto carino, dice che ha appena subito un incidente in motorino di cui ricorda poco ma da cui si sta riprendendo. è stato salvato da un telefonata anonima. mangiamo benissimo. dalla pasta al forno, alla parmigiana di melanzane, alla pastiera con il grano in parte passato. beviamo bianchi e rossi campani. ce ne andiamo quasi per ultimi, mentre i fumogeni languono. torniamo a casa poco prima dell'una, commentando il film che abbiamo visto. che poi era le invasioni barbariche.

robba 10:58
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