robba

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marzo 10, 2004

il parcheggio ciociaro di jt leroy. lunedì sera partiamo verso le otto. il vecchio mario viene a citofonarci. sulla salaria, in direzione tangenziale, le automobili formano un fiume bianco e un fiume rosso. cicci dice che pensava si trattasse solo del venerdì. io mi chiedo che lavoro facciano tutti questi automobilisti che vivono una vita grama per dieci metri quadrati di verde ed una casa nuova. cosa significa passare un'ora ogni sera impilati uno dentro l'altro. forse i commercianti. alle nove e trenta siamo a cassino. una volta c'era un ristorante di camionisti e lucertole, ma ottimo. dove servivano la mozzarella ideale. credo fosse appena dopo l'uscita di cassino. lo ritroviamo quasi subito. il parcheggio è pieno di autotreni come ricordavo. perfetto per un jt leroy italiano. ma ci sono anche tante macchine, troppe, e una volante della polizia. poi ci arrivo: è la festa della donna. per entrare facciamo il giro dal retro, mentre le speranze di mangiare inciampano e scivolano nel buio. dietro le vetrate ci sono quattro file di casalinghe, infermiere o parrucchiere che ballano una musica latina ed agitano le braccia ed il sedere. le fotografo. parliamo con un cameriere dai baffetti unti, ci fermiamo a bere un prosecco al bar, camminiamo lungo la circonferenza di un'enorme pozzanghera, salutiamo un bambino dagli occhi grigi che si chiama antonio. proseguiamo. qualche chilometro più avanti il parcheggio ciociaro di jt leroy è un lontano miraggio. l'aria densa e scura inghiottisce e sputa la nostra auto a ripetizione. alla fine troviamo un albergo. cicci suggerisce di cenare e prendere una stanza. il vecchio mario replica che tanto lusso in un solo giorno sarebbe inutile. il ristorante è di cartapesta. dentro di me penso che questo viaggio sta cominciando a somigliare a quello fatto in america l'estate scorsa. in fondo eravamo sempre noi tre. sono in un family restaurant dell'illinois ed ordino un'omelette. anche qui non si può fumare. i camerieri invece sono fuori luogo. stanchi, nelle uniformi lise, nere e bordeaux, spingono grandi carrelli per servire una sola bottiglia di vino. un lugubre cesanese del piglio frizzantino: solo un euro in più del vino della casa (il che mi fa pensare che si tratti esattamente dei fondi dello stesso vino). mezzora dopo ci rimettiamo in macchina. fumiamo una sigaretta a testa, poi chiudo gli occhi. quando li riapro siamo davanti ad un bar della marina. mario sta bevendo un caffé e guarda perplesso un transessuale biondo platino con top e minigonna di lattice. più avanti mergellina è un enorme autoscontro, con le macchine che vanno in tutte le direzioni. via posillipo invece è silenziosa sotto un cielo parlante. entriamo in casa, mentre conan abbaia e ci gira intorno. prendo un bicchiere d'acqua e un sinflex, poi chiudo la porta e me ne vado a dormire.

robba 14:30
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