robba

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marzo 11, 2004

farfalla
farfalla. alle sette e quarantadue qualcuno apre le imposte. il mare è calmo: una larga distesa azzurra con una fascia dorata al centro. il vesuvio è coperto di neve e nuvole bianche. prendo la macchina fotografica. facciamo colazione guardando la villa di cusani e dividendo a metà un cornetto di bilancione. a mergellina è primavera inoltrata. indosso solo una camicia, ma il sole che ci guarda dal castello ha già riscaldato la macchina del vecchio mario. un raggio mi arriva dritto negli occhi e vedo tutto in bianco e nero: le sagome in vespa senza casco, le ragazze che fanno jogging sul lungomare. infilo la borsa sotto il sedile. quando mi torna la vista il paesaggio è diventato più triste. lungo la strada per torre del greco ci sono palazzi che spuntano da altri palazzi come malformazioni e parrocchie identiche a supermercati con la bandiera della pace invece del marchio. il tribunale di torre annunziata è un grattacielo incarnito. le indicazioni per il cantiere ci portano su una strada che sale verso il vulcano. dopo alcuni chilometri sbuchiamo in una pineta sulle pendici, con un capannone al centro e una decina di gozzi in diversi stadi e di diverse dimensioni. il cielo ora è d'argento. il proprietario è un uomo grasso, dagli occhi piccoli e azzurri e i lobi delle orecchie come microbistecche. ha le unghie delle mani, quelle che gli restano, completamente rovinate. è una di quelle persone che parlano a senso unico, ti ripetono un concetto all'infinito finché non ti arrendi e smetti di fare domande. è furbo e la sua barca è il più bel gozzo di nuova generazione che abbia mai visto. la carena ha una prua lunga ed una poppa abbastanza larga da fare a meno dei flap. l'ha disegnata un vecchio ingegnere di giovanni aprea: prima di morire - è lo slogan del titolare - ha indovinato la carena perfetta. i due motori hanno centosettantacavalli ciascuno. ma soprattutto l'interno, l'interno somiglia alla casa di pierre cardin in costa azzurra che ogni tanto ricompare su ad. c'è legno ovunque e tutto ha forma circolare. vediamo dei sette metri usati e un dieci metri. la nostra barca, che dovrebbe essere un nove metri fuori tutto, ancora non esiste. potrebbe essere pronta per fine maggio e si chiamerebbe farfalla. sono incantata. nella pausa-pranzo torniamo in città. passiamo all'amministrazione di un giornale per alcune pratiche. la galleria umberto è tranquilla. qualcuno ha dato della morfina ai napoletani. i negozi sono aperti ma quasi vuoti. i bar espongono in vetrina alimenti due volte più grandi di quelli a cui ci siamo abituati a roma. il vecchio mario è stanco e decide di andare a casa. noi due invece ripartiamo subito, stavolta in direzione baia. il lungomare che va dalla zona industriale verso capomiseno è uno dei più miseri e più belli del mondo. i vecchi palazzi affacciano proprio sulla spiaggia e fino a poco tempo fa non costavano niente. mi accorgo che il cielo si è diviso in due: a sinistra il sole si riflette nell'acqua e forma una grossa coda di sirena, a destra c'è una massa di nuvole indecise. mangiamo all'aperto in un ristorante sulla sabbia. al tavolo accanto c'è una coppia di amanti, un altro è occupato da un giovane padre che divide gli spaghetti a vongole nei piatti dei due figli. più avanti, sulla battigia, un cavallo si allena al galloppo ed un ragazzo biondo con una muta al ginocchio si prepara ad entrare in acqua. cicci mi dice pensa che bello se fossimo amanti, poi immagina i miei ultimatum e ritira tutto. il cantiere di baia è d'altro genere. è un palazzetto belle epoque bianco e dai soffitti alti. ha una direzione generale ed un salottino con una grande foto di gruppo del personale aziendale. anche questo posto però è strano: l'atmosfera è quella di una fiorente ditta degli anni venti, con il proprietario entusiasta del nuovo governo mussolini. un ragazzo dall'aria perbene, con gli occhialini tondi, i capelli lisci e i pantaloni a coste, ci accompagna in un capannone. una voce femminile all'interfono invita i dipendenti a rinnovare la tessera del partito. la barca è bella. è usata ma è quasi nuova. ha tutto quello che vogliamo e costa venticinquemila euro di meno. unici difetti: ha una cucina dove sono costretta a stare un po' piegata e, soprattutto, non è farfalla. dopo farfalla nulla sarà più come prima. stringiamo la mano al ragazzo ed andiamo via con il cuore in subbuglio. in macchina nemmeno ci parliamo. quando torniamo a napoli passiamo a palazzo partanna per prendere altre pratiche e poi andiamo da feltrinelli. c'è il solito concerto di pianoforte, alcuni ragazzi che parlano tra loro in italiano e tantissimi loden. compro il libro di francesco pacifico che mi ha consigliato nicola. ci fermiamo a bere un té al bar sul binario tre della stazione di mergellina. il barista presta il cellulare ad una signora che deve chiamare la figlia. dieci minuti dopo arriva il treno.

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