robba

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febbraio 11, 2004

addio alla monocamera zeta. con i giornali femminili non mi raccapezzo. perciò arrivo in ufficio in maniche di camicia. la notizia è che nel palazzo non c'è acqua e i bagni sono chiusi. stampo e fotocopio solo per scaldarmi le mani. in corridoio incrocio un collega. tale è lo sconforto che mi vede e mi abbraccia. gli dico che il mio lavoro somiglia sempre più ad un programma della lavatrice. il vantaggio è che tutto profuma di marsiglia. otto ore dopo cammino per il quartiere monti in stato confusionale. ogni gatto che si volta ha la faccia da strega e dalle finestre spuntano forconi dorati. non posso tornare a casa. fa freddo e rischierei di fare tardi all'addio alla monocamera zeta. chiamo il trenta ventidue uno e domando di cicci. il centralinista mi chiede di specificare quale. torno a prendere il motorino e lo parcheggio davanti alla galleria colonna. da feltrinelli leggo una frase di moretti su un muro. mi volto subito, ma non ci sono gatti. davanti al bagno c'è un concerto di pianoforte. le signore indignate sono tutte intorno ammandorlate. cerco contrappasso da zara, tra i ben affleck avvolti in metri di carta igienica finto chanel. più avanti dim ha un negozio nero ed una commessa etiope di cui intravedo solo gli occhi. sull'uscio di dimensione danza una ragazza in tutù sta fumando una sigaretta. uno studente fuori sede mi accompagna al primo piano. jam, invece, è un pugno di coriandoli: la quaresima travestita per carnevale. alla fine entro nel bagno di fresia e grafite della galleria. ingoio mezzo sinflex, osservo le righe verde chiaro sulla mia faccia. scuoto i capelli, mi lavo le mani con l'acqua calda. poi riprendo il motorino e mi avvio all'appuntamento. lui arriva con cinque minuti di ritardo.

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