robba

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gennaio 26, 2004

una scatola di cuori umani
la funzione seppia di una macchina digitale. i bolognesi rientrano a tarda notte portandosi dietro una bottiglia d'acqua. le loro chiavi aprono portoni pesanti, sotto palazzi di terracotta. se lo osservi attentamente, il barista che si affaccia sopra il bancone ti dice cosa desideri senza punto interrogativo. ora so che se tutto va male verrò a vivere a bologna. opportunity ha raggiunto spirit. alla stazione di bologna l'età media non sfiorava i trentanni. fuori non nevicava. sono seduta su una poltrona rossa. ho smesso di leggere periodici femminili. cicci dorme sotto la stampa di marcello sorgi. il treno sta entrando nel binario uno con quindici minuti d'anticipo. a roma abbiamo mangiato da nino in via borgognona. alle tre e mezza ero ancora sul pincio disperando di raggiungere casa. il cielo era una gelatina azzurra. margheritoni ci aveva raccontato delle mani che il suo primarietto amputa ogni volta a caso, nell'ospedale napoletano dove gli infermieri hanno fatto il vietnam e tagliano i gessi con la sigaretta in bocca. per fortuna sono arrivata in tempo e ho buttato tutto in valigia. ora la taverna mascarella è piena di persone che parlano con voce media. incravattate e no, sorridono. il cameriere sparecchiando fa cadere un piatto. nessuno commenta ed il piatto quasi si ricompone. per strada avevo quattro dita congelate, gli universitari ci superavano. gaia ha i capelli di una famosa regina africana. sta dietro la lampada e racconta di quando allunga il passo in gara con una passante. vince sempre, poi si ferma al negozio di vernici col tacco a spillo. aveva un paio di stiletti quella notte di pioggia sulle colline pistoiesi, mentre attendeva in macchina che lui scavasse una buca abbastanza profonda per il corpo cellophanato. osservo la linea dei bicchieri obliqui, quella bombata delle boule e dei grossi cilindri da whiskey. il primovolo è un vino da due bicchieri pieni. un uvaggio nuovo, di tre cantine. le case sono abitate da uomini e donne che si strappano i capelli, oppure sono come questa. una farfalla di angoli opposti al vertice, una nuvola di luoghi geometrici. alessandro è un uomo che crede nel suo aspirapolvere. alla sera compila grappoli associativi, poi radiografa il limone per il té della moglie. di professione traffica in esseri umani. appena dentro osservo la porta in cima alla scala a chiocciola. immagino i libri di grammatica che volano giù uno dietro l'altro, in solitari vortici. entrando il garage e l'ascensore mi stringono il cuore. a bologna, alla domenica, i ragazzi escono di casa come da un ospedale da campo, ma hanno entrambe le mani. il suono delle fisarmoniche infila spilli nelle nostre marionette. ci guardiamo intorno attraverso la funzione seppia di una macchina digitale. nevica. suppongo che la malinconia sia un'esondazione dolce degna di un tortino al cioccolato. al ritorno l'accento bolognese scivola con una lacrima lungo il finestrino. fuori è tutto bianco.

robba 19:45
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