robba

robba

settembre 30, 2003

don't thinkduca lamberti è stato in galera. questo fatto che duca lamberti è stato in galera per aver praticato l'eutanasia mi dà parecchio. ringrazio nicola per avermi fatto conoscere scerbanenco, questo autore modernissimo. uno che racconta un mondo intimamente moralista ma pensa al di fuori, uno che infila nella fedina penale del suo eroe l'omicidio, se si può chiamare così, di un'anziana signora sofferente e cancerosa. mi piacerebbe che sull'argomento oggi si scrivessero cose altrettanto forti e comprensibili. ma, visti i tempi proibizionisti e i radicali parlanti al muro come i pazzi, pare invero assai difficile.

robba 17:08
una delle madri di suspiria. comunque anche roma non scherza. anzi, la criminalità in alcuni quartieri a volte ha del magico, del soprannaturale. vi racconto un fatto che mi è successo forse quattro anni fa. ero arrivata da un po' a roma ma cercavo ancora una casa. un giorno, finalmente, su un quotidiano di annunci, quella che sembrava un'occasione: un monolocale, poco distante dalla radio dove lavoro, ad un prezzo compreso nelle mie tasche. il primo novembre la città era quasi deserta, ma io ero di turno. all'uscita avevo appuntamento con una ragazza svizzera, inquilina in partenza che mi avrebbe illustrato l'appartamento. la strada era su via cavour, silenziosa, animata soltanto dalla fontana a margine. il palazzetto aveva tre o quattro piani, bello e tetro, senza ascensore. una scala buia mi condusse alla porta di quella che avrebbe potuto essere la mia nuova casa. la svizzera era simpatica: prima di aprirmi mi disse di stare tranquilla e di non spaventarmi. il corridoio foderato di velluto rosso e ritagli di specchi sembrava opera di una delle madri di suspiria; in realtà apparteneva alla mente un po' folle di un inquilino precedente. e in effetti camminare su specchi rotti ed apparentemente insanguinati non aveva portato particolare sfortuna. col tempo, lei e il giornalista olandese che abitava un monolocale gemello nello stesso corridoio, ci avevano fatto l'abitudine. d'altro canto, l'appartamento vero e proprio, non era meno fuori dall'ordinario. un'unica e sola stanza, divisa in un angolo da una parete utile a creare un bagno da roulotte, spezzata da un separé che disegnava una cucina traboccante di utensili. di fatto non mancava niente, tutto era pieghevole ed incassabile, anzi: l'impressione era che ci fosse molto più del necessario. me ne andai piuttosto scettica; e tuttavia una casa mi serviva. pochi giorni dopo tornai per incontrare il proprietario e per firmare il contratto. in realtà, il tipo quarantenne che avvicinai sotto il portone, era soltanto un factotum. l'immobile apparteneva ad una associazione che si chiamava "kkk più k". alla mia curiosità fu replicato genericamente che si occupava di "immigrazione". la questione non era irrilevante. anche perché, firmando, io sarei diventata di fatto un'associata ed avrei pagato il canone a mò di quota associativa. tutto ciò emergeva chiaramente dal contratto prestampato, composto da un mosaico di clausole a dir poco straordinarie. tra le altre cose io mi obbligavo a non ricevere extracomunitari (e la svizzera? - pensai subito tra me e me), a non spostare alcuno dei mobili, degli utensili e delle suppellettili presenti nell'appartamento, a rispettare fedelmente lo statuto di kkk più k. ogni mia trasgressione avrebbe comportato l'avviso immediato della polizia. sconcertata, rifiutai di concludere e chiesi di parlare con il proprietario per avere chiarimenti sul contratto e sull'associazione. il factotum, che di mestiere faceva l'insegnante, mi disse che era impossibile. il fondatore era uno straniero di colore, viveva all'estero da anni - forse in brasile - e non si era mai occupato di queste faccende. avrei potuto parlare con il suo vice, un tale di nome arpagone. per quanto riguardava invece l'associazione, non avevo di che preoccuparmi. kkk più k aveva lo scopo di svuotare le strade dagli immigrati irregolari avvisando la polizia, ed agiva direttamente soltanto nei casi in cui questa stentava ad intervenire. in realtà, il factotum non si spiegò esattamente così, parlò di bastoni e di negri, accennando ed alludendo con un certo orgoglio. naturalmente non rintracciai mai arpagone. invece, con l'aiuto di ramina, raccontai la vicenda ad un noto giornalista di repubblica, che era uno dei suoi professori. lui mi mise in contatto con un cronista di nera, che mi chiamò molte volte. ma, che io sappia, fino ad oggi di questa vicenda nessuno ha mai scritto né parlato.

robba 11:08

settembre 29, 2003

frittura di paranza. napoli è una città più bianca e nera delle altre e si regge su un equilibrio assolutamente misterioso. facciamo un esempio. paolo è un tipo della mia età, bel ragazzo con la testa sulle spalle, figlio di un noto professionista con doppio cognome e, a sua volta, imprenditore in netta crescita. vive ancora con i genitori, in una casa dalla vista strepitosa. venerdì sera è in camera sua, a farsi due tiri con un amico storico, compagno di liceo e di università, oggi socio in uno dei suoi innumerevoli affari: insieme hanno aperto un ristorante. è un incontro veloce. il socio ha un appuntamento per bere una cosa con fidanzata e amici, il gigante ha promesso a un altro socio e amico di passare a trovarlo. così i due, appena fatto, scendono dabbasso, dove i genitori si stanno sedendo a tavola con una nota donatella, discutendo animatamente di una bella località balneare siciliana che porta lo stesso nome di un deputato. i due salutano e vanno via. la serata del socio finirà nel bagno della casa che divide con la sua ragazza, tutta la notte a vomitare per quei sei gin&tonic che lui definisce aperitivo. quella di paolo proseguirà a casa dell'altro socio e amico a tirare ancora un poco e a far vomitare la bimba piccola di questi, perché la mamma è fuori per un ricevimento. ma cambiamo scena e passiamo a sabato. sabato, direttamente dall'autostrada e ascoltando la seconda giornata di comitato dei radicali, io e cicci sbarchiamo sul molo luise. paolo ci attende su un gommone. un'ora più tardi arrivano anche socio e fidanzata. ci sono molte barche in mare, anche una regata, i napoletani fanno come se fosse ferragosto. sono quasi le tre, scartiamo nerano, e decidiamo di andare a procida. mangiamo in un ristorante che sta poco dopo il castello, nella prima insenatura. non è un granché, ma la vista è bella, la frittura di paranza è enorme e non si paga un cavolo. più tardi io e il socio ci dividiamo una canna e cicci, mentre paolo dorme e la fidanzata chiacchiera, ci spinge fino alla terra ferma. noto che a villa rosbery ci sono le luci accese. in serata andiamo al cinema, una delle rare volte, forse la prima, in cui sento paolo proporlo. il motivo è che ha una nuova ragazza, una tipa bella e sveglia, ma verace, fuori dai soliti giri. dopo il cinema andiamo in una trattoria di bagnoli dove la margherita costa tre euro, la coca cola la servono nella bottiglia di vetro da un litro e, soprattutto, si mangia alle due di notte. senza grandi storie e senza grande pubblicità: a napoli e in cina è normale. ma cambiamo ancora e passiamo a domenica. i soci hanno il ristorante pieno per un battesimo del figlio di un parente di un dipendente. gente semplice, eppure la elegantissima madre di paolo, quella che venerdì si intratteneva con la nota donatella sulla mostruosità di chi associa il suo nome a quello di un calciatore serbo, ha preparato una splendida torta per l'occasione. intanto però c'è stato il black-out. e così, tenendo anche in conto la corsa al cavone per comprare altra bomba per i soci, il battesimo si siede a tavola alle quattro. alle sei arrivo anch'io. il banchetto è ancora alla frutta, ma tutti sembrano abbastanza contenti. i soci, piuttosto fatti e in compagnia delle belle fidanzate, girano per le cucine vuote. scrocchiamo qualcosa. ma dieci minuti dopo siamo con dé e lorenzo, che spengono questo film di roberta torre e, con un macinino che si mangia l'autostrada vuota, ci riportano a casa.

robba 10:41

settembre 26, 2003

don't thinksolando veltroni e la sua notte bianca. tre anni in un posto e poi, poff, ti ritrovi disoccupata. è il mio caso. una reclusione che durava da giugno duemila, quando oggi hanno aperto i cancelli. poco male, un accordo prevede che entro una settimana avrò un nuovo e più regolare contratto. ma, intanto, che faccio? per cominciare, stamattina sono andata in banca a versare un assegno. l'impiegato era molto gentile e mi ha proposto di aprire un conto corrente presso la sua agenzia. ma io gli ho risposto che, anche se è un colabrodo, resto fedele alla mitica trentanove di castelcapuano. è il paradiso del cronista di giudiziaria ed io ci ho investito il futuro. poi, già, non vi ho detto che prima però ero andata dal parrucchiere, e dopo sono passata a ritirare il nuovo guardaroba. ma queste sono cavolate con cui vi ho abbondantemente riempito le tasche. fino ad adesso invece ho scritto un articolo per una rivista. una mezza botta totale. non mi passa niente per la testa. fra dieci minuti avrei idea di prenotare una manicure, ma di venerdì è difficile. e poi, alle sei e un quarto, dovrei accompagnare il microscopico cicci a ritirare una macchina nuova. non vi fate idee strane: non è nostra, abbiamo solo il compito di parcheggiarla a villa gallotti. solando veltroni e la sua notte bianca.

robba 16:57

settembre 25, 2003

le milionarie che conosco fanno così. la prima cosa che cicci dice quando mi vede rientrare con qualche sacchetto da shopping è: vallo subito a restituire. spesso va avanti per giorni. ogni volta che indosso la nuova camicia o i nuovi stivali parte la suoneria. spesso tenta anche il ricatto psicologico: ma non vedi che ti sta male. oppure: ma questa è roba da grande magazzino (lui è fermo agli anni sessanta), non potrà poi costare più di tanto. naturalmente io ho gusti difficili, ma in ogni modo autonomi. quando entro in uno dei miei negozi preferiti (che, vi assicuro, sono veramente sensazionali) e non sono accecata dalla febbre, posso uscire anche senza comprare nulla. poi capitano quei giorni nervosi in cui davvero non ne puoi più del tuo guardaroba e, febbricitante, esci per comprarti un ideale platonico di scarpa, che tuttavia sovente nel mondo reale non esiste, e dunque torni a casa con un drammatico ripiego. sono i giorni peggiori: quel ripiego non lo indosserai mai. invece per fare ottimi acquisti occorre una mente sgombra, tempo legalmente libero (non dovete essere scappate dal lavoro, o dal marito-fidanzato, come gaia), ed una discreta disponibilità economica. meglio fare una grande spesa ad inizio stagione, che darsi a tante piccole compere senza un filo logico. fino a un paio di anni fa, io compravo tutto dai miei stilisti (non c'è niente da ridere). ad ottobre andavo da domitilla e, bevendo un té, prendevo cinque di tutto: gonne, abiti, t-shirt, eccetera. fuori compravo soltanto pantaloni, che del resto indossavo raramente, e le scarpe, tre paia per stagione da loco (il solito, in via de' baullari). a dicembre andavo da myrland e prendevo borse, soprabiti e maglieria. naturalmente pagavo tutto con calma, non sono certo milionaria, e comunque pure le milionarie che conosco fanno così. il risultato era che per un paio di mesi e più avevo un guardaroba assolutamente funzionale: tutto interscambiabile e dallo stile netto. dopo un po', tuttavia, quella roba mi veniva ad una noia mortale. nauseata, ho infine abbandonato il sistema. sono tornata allo shopping al dettaglio ed ho trascurato gli stilisti. ma oggi, dopo due anni, tutte quelle t-shirt dall'ampio scollo che disegnava domitilla, le gonne, i cappelli di myrland mi tornano simpatici e comodi. e sto pensando di riprendere la vecchia maniera, rivista e corretta. un grande acquisto diviso per tre mesi. in modo che ogni quattro settimane entri qualcosa nell'armadio e tuttavia non entri a caso. a cicci, invece, getterò un osso.

robba 09:31

settembre 24, 2003

and yet busy in bed!il diavolo e sua moglie continuavano a litigare. arrivata in ufficio, per i tuoni ho dovuto chiudere la finestra. il diavolo e sua moglie continuavano a litigare, e ad un certo punto credo che lei sia caduta per le scale. i miei divani a quest'ora saranno zuppe inglesi. e cicci questa sera mi frusterà. a parole, ma mi frusterà. non ho visto nessuno. devo fare un paio di telefonate ed è come avere il singhiozzo. poi, più tardi, un ennesimo appuntamento dall'avvocato. uniche e desolanti virgole della giornata: la mia borsa boblbe-e, il quaderno di bristol viola e l'acquolina in bocca per il finale de «i milanesi ammazzano al sabato».

robba 13:58
la spada dei miei ascendenti imperatori mongoli. è una giornata grigia. gli alberi di villa ada se ne stanno lì passivi. le macchine imbottigliate in via panama sono silenziose. ho chiuso tutte le finestre. i cuscini dei divani sono rimasti sul terrazzo e a quest'ora saranno zuppi come diplomatici. la cucina pure è un distrastro. l'altro ieri sera ho impastato gnocchi per i tre perdenti: dé che ha perso il lavoro, lùrenz che ha perso la fidanzata, cicci che ha perso i naselli degli occhiali per l'ennesima volta. ieri moviola, lavando i piatti rimasti e mettendo su una portata commestibile ma di recente invenzione. quel che resta al momento ricorda un video dei prodigy. questa casa ha pochi anni ma ogni tanto, mentre la guardi, tra un fotogramma e l'altro appare un mucchio di macerie. in camera da letto si è rotta un'anta dell'armadio, in bagno vengono via le mattonelle, il cotto si spacca, poi si rispacca e si rispacca ancora. per non pensarci mi servono litri di té mu. una specie di brodo di pollo in cui immergo il cervello e mi rilasso. il sapore è lo stesso, ma mi dà la forza necessaria per sfoderare la spada dei miei ascendenti imperatori mongoli e togliere di mezzo ogni cosa.

robba 09:48

settembre 23, 2003

ordinary people like you and mesplendide opere di illegal art. ma ditemi voi, piuttosto, se io devo dividere la mia vita con un acrobata del diritto. con uno che se non gli avessero messo la sedia da impiegato sotto il sedere sarebbe stato un faccendiere coi fiocchi, magari persino amico di prodi. e non mi riferisco a cicci: che stamattina pure meditava, sull'onda lunga del condono divino, di aggiungere un piano al palazzo. che pure, nei deserti pomeriggi domenicali, ha inaugurato l'abitudine di uscire per un tour degli abusi pariolini (non avete idea: sono splendide opere di illegal art). no, parlo d'altro. parlo di qualcuno che si dibatte per non farmi mettere mai più nero su bianco, per non farmi più incastonare parole. è per prepararmi meglio alla lotta contro questo malvagio da fiction, che stamattina ho fatto quello che potevate benissimo immaginare. firmati tony valentine, in effetti, questi stivaletti piatti a sezione cubica in scuffed calfskin sono un vero delitto. ma mi danno un senso di sollievo infinito. e sono pronta ad affrontare il cattivo.

robba 13:11
una sezione fortunata della foto di famiglia. ve l'ho detto, di mattina ho sempre un pessimo umore. una specie di angoscia che si dissolve nel lievitare della giornata. mia madre quando aveva trentanni era uguale: prima di mezzogiorno inseguiva me e le sorelle con un cucchiaio di legno, apres midi spalancava il suo armadio per farci provare i nuovi acquisti. e sì, dalla parte di mia madre, la mia famiglia è stata flagellata dalla furia e dallo shopping. si può dire che mia nonna sia morta raccontando dei suoi favolosi sandali di sughero con il tacco decorato con un punto interrogativo e chiedendo a quale delle nipoti fosse andata la sua adorata vipera dall'occhio di rubino. non guardate me, io ho ereditato l'aggressività e la tetralità della nonna e di ciascuna delle sue cinque figlie, ma nemmeno un gioiello, dato che secondo lei stavo già bene come stavo, facevo parte di una sezione fortunata della foto di famiglia. ad ogni modo, quello che stavo dicendo, è che in questo ramo del lato di como i dispiaceri, le ipocondrie e qualsiasi occasionale ira, ben prima che qualsiasi settimanale femminile ci ricamasse su, andavano curati con una lunga sessione di acquisti. allora mi annoiavo di brutto, ma mi ricordo perfettamente interi pomeriggi in un solo negozio, in genere piccolo e no logo, per provare bluse, pantaloni, completi. se ci penso, tutta roba bellissima: firmata crimson, ferré e max mara negli anni ottanta, emilio cavallini, gualtier ed ozpetek negli anni novanta. roba a non finire sulla quale è ammassata la mia educazione e la mia storia. dunque non mi biasimate se immaginate già cosa farò in questa mattinata furiosa.

robba 09:48

settembre 22, 2003

un concentrato di tenerezza incendiaria. sabato e domenica sono stata a napoli. nella mia vecchia casa partenopea, sospesa su un letto di motorini lutulanti, catacombe e varia criminalità. nella stanza che un tempo era la mia, al momento c'è una specie di magazzino al purgatorio. libri di ogni genere, fiori secchi, lire macerate e grandi sassi con cui mio padre, il generale, crea in multiple ed eclettiche direzioni. l'ultimo dei suoi meditatissimi manufatti è un pc, un assemblaggio mulatto di hardware e software. incastrate tra le impalcature di ferro che lo sorreggono ed un muro maestro ci sono invece le mie ceste della corrispondenza. si tratta di un vero tesoro adolescenziale, della parte restante del mio. centinaia, forse migliaia di lettere e cartoline ricevute in una decina d'anni, meno i miei famosi e farraginosi dodici diari, che furono stracciati e bruciati sotto un mucchio di sterpaglie un pomeriggio di gennaio del 1994, ad opera di quel criminale scerbanenchiano che era il mio ex fidanzato milanese, specie quando era reso cieco dalla gelosia. ad ogni modo le lettere restano, un buon quarto scrittemi da giulio, fidanzatino quattordicenne di lucca, che per tutto il 1987 mantenne la promessa di imbucarne almeno una al giorno. al campionario di frasi molto sensate di allora, ho aggiunto ieri un'altra busta bianca. porta la data del 31 gennaio 2000, ma io la leggo con un po' di ritardo. danilo, mio caro amico che ora praticamente non vedo più, scrive: pensa solo a come cambiano rapidamente le cose, tipo come mi trattavi quando esploravamo la nostra conoscenza e come mi tratti ora: allora eri un concentrato di tenerezza incendiaria, ora sei un concentrato di tenerezza saltuaria che però è cento volte più nobile...

robba 10:19

settembre 19, 2003

a due passi da via caetani. una volta al mese è indispensabile una lunga cena tormento con il nostro ex segretario. per settembre ci siamo visti ieri, dagli svedesi in via ofanto. stavolta cicci è stato capace di non aprire bocca per tutto il tempo. non che fosse possibile, senza sovrapporla a quella fiammeggiante del nostro ospite. io sono riuscita a fare una sola domanda: cosa facevi nel 1978. lui mi ha detto che abitava a due passi da via caetani. e mi ha fatto alcune rivelazioni che se sono vere sono assurde e che del resto mi ha proibito di scrivere. no problem: chi ci crederebbe? comunque sulla questione del terrorismo rosso sto diventando un po' troppo suscettibile. è un argomento che mi mette in un sacco di nervosismo. non so, forse ho già bisogno di riposo. in diciannove giorni di lavoro, la vita è entrata già troppo nel merito.

robba 09:31

settembre 18, 2003

mmmhhhh...ice coffee! uccellini, caffé d'orzo, pensieri che si stiracchiano. anch'io come gaia adoro alzarmi presto (uccellini, caffé d'orzo, pensieri che si stiracchiano). solo che è impossibile. voglio dire che alla fatica di aprire gli occhi ed alla tentazione di rinviare propria di un lavoro elastico, si aggiungono le solite primarie esigenze del mio fidanzato. il fatto, senza tediarvi, in breve è questo: lui mette la sveglia alle otto meno un quarto. ha mezz'ora per prepararsi, poi deve partire a missile direzione eur. nel frattempo occupa la doccia, mette in radiodiffusione massimo bordin, apre tutte le ante degli armadi e mi tortura a piacere. cosicché, anche se fossi una molla e mi alzassi con lui, non ci sarebbe alcuno spazio libero per me. per anni ho pensato di mettere la sveglia prima. questo mi permetterebbe di fare i miei giri in bici a villa borghese, di leggere il giornale senza dover sgomitare coi colleghi, di scrivere sul mio blogdiario, eccì. un fatto più o meno impossibile al momento: lui ha il sonno leggero e caricare la sveglia alle sette significherebbe condannarlo con un colpo di pistola al mio stesso risveglio. così a tutt'oggi mi alzo dopo. non appena il nostro, maledicendo la fidanzata poltrona, esce di casa. e cioé intorno alle otto e mezzo, quando non c'è davvero più nulla di romantico e da via panama già sale nervoso il trapanare dei clacson.

robba 19:16
un cognome aristocratico spudoratamente falso. nei romanzi e nei racconti neri e rosa di giorgio scerbanenco uomini aristocratici o altoborghesi sposano quasi sempre donne di umili o dubbie origini. naturalmente, essendo tutto frutto della mente di un ex cronista, non si tratta di un caso. ne converrà chiunque rammenti i cognomi bellentani o casati stampa. davanti alla casa di quest'ultima famiglia ci passo ogni mattina. ogni volta penso che l'attrazione tra aristocrazia e povertà sia un legame assai intricato che chi è nato borghese comprende poco. ma qui andiamo in un discorso opinabile e complicato. la premessa più che altro era d'obbligo per spiegare un incubo ricorrente. credo infatti che sarà perché ho passato gli ultimi giorni ad ascoltare testimonianze di assassini (valerio morucci, mario moretti, franco bonisoli) ed a leggere i racconti dello scrittore italoucraino, che poi di notte faccio certi sogni. vado a dormire e vengo a sapere che mio padre è in ospedale, ma non perché è malato o chissà che. così lui vuole far credere a me ed alla mia famiglia; in realtà, dice mia madre, ha avuto un incidente automobilistico. e in macchina con lui c'era la sua amante. ecco: lei è una donna in pelliccia, una torbida giornalista del mattino di napoli, una persona equivoca che sfoggia un cognome aristocratico spudoratamente falso.

robba 13:31

settembre 17, 2003

mellow with yellow ma, insomma, vedete un po' voi. amici. in questi giorni ho un po' di problemi, l'avrete capito. però, per chi di voi è un po' giù, ho qui - sciué sciué - una dritta assoluta. la dritta è questa: appena esce andatevi a vedere intolerable cruelty dei fratelli coen. è il film più comico degli ultimi (non so quanti) anni. una cosa che iniziate a ridere appena entrate in sala e finite tre ore dopo, ormai a casa. in più: george clooney è dolcissimo, zeta-jones elegantissima e molto addentro in fatti poetico-enologici. memorabile, da antologia, il dialogo al ristorante per il primo appuntamento tra i due. clooney: vino? zeta-jones: rosso? clooney: chateau? zeta-jones: chateau margaut? clooney: 1954? zeta-jones: 1959? e così via. se è possibile, meglio in lingua originale. se non altro perché se no vi perdete billy-bob thornton nei panni supercafoni di un texano bacato e geoffrey rush in quelli supercornificati di un australiano armato. ma, insomma, vedete un po' voi. l'importante è che non ve lo perdete.

robba 14:01

settembre 15, 2003

che non si può mai sapere nella vita. lo so, è assolutamente fuori moda. e sarà sicuro una cosa barbosa, tra l'oratorio e la scuola serale. a dire la verità se solo ci penso vedo un lungo ponte arrugginito che mi separa da qui a maggio 2005. cioé quando lo strazio finirebbe. epperò lo devo fare. lo devo fare perché del mio vecchio titolo di avvocato oggi come oggi non me ne faccio niente. vale meno di un euro ammaccato. e tuttavia nella vita un titolo serve sempre. specie quando di mestiere uno fa il giornalista e ciò significa poco meno che niente. insomma, ho deciso. scommetto questi cinquemila euro, butto nel piatto tutti i corsi e le bevute del passato, ed investo sul mio futuro. mi iscrivo al corso ufficiale da sommelier. che non si può mai sapere nella vita.

robba 18:49
peepz un serpente emotivo che si morde la coda. ieri pomeriggio pera di woody allen su sky. cominciando da un suo vero capolavoro che è «un'altra donna». quello con gena rowlands, quello in cui lei è una docente di filosofia di successo ma fredda e cerebrale. il contrario di me, in sostanza, che sono un serpente emotivo che si morde la coda. ad ogni modo: il film è bellissimo, ve lo consiglio. bergmaniano, quindi non v'aspettate di divertirvi. piuttosto vedrete qualche cena tra amici a new york e ascolterete un po' di conversazioni. il che non vi impedirà, per un paio d'ore, di giocare a tennis con qualche pensiero. anch'io ieri avevo il mio. anzi, a dir la verità, ci sto ancora palleggiando a bordo campo.

robba 14:28

settembre 13, 2003

ed in fin dei conti è stato bello lo stesso. dato che questo è un diario interattivo, oggi ho comprato ben tre libri di scerbanenco. il primo è una raccolta di racconti del primo periodo, cose uscite sui settimanali femminili e pubblicate da sellerio. tra parentesi: io adoro i settimanali femminili e, sul tavolo della parte condonata dell'abbaino, adesso ho proprio l'amica di marialaura che, con tutte quelle foto cinefile, mi pare stia proprio migliorando. poi ho preso la roba più famosa: venere privata e i milanesi ammazzano al sabato. siccome non faccio mai le cose a metà ho anche bevuto un paio di vini. un rosso siciliano cottanera ed un primitivo di manduria di bagnolo. l'ultimo, una specie di porto rancido, l'ha consigliato ai novelli soci impresari del langue d'oc il giovane proprietario dell'enoteca rocchi. un tipo che dice frasi del tipo: di quello che succede nel mondo non me ne frega niente, per me contano solo gli ordini. sarà ridicolo, ma rischia di soppiantare la magnifica enoteca bulzoni di viale parioi, quella che a natale sembra miracolo sulla 34esima e che dicono sia la seconda in italia. ad ogni modo: sono felice di aver comprato questi libri. perché mi ricordano tutto il tempo in cui sognavo di andare a vivere a milano. poi ci sono andata, ed in fin dei conti è stato bello lo stesso.

robba 17:25

settembre 12, 2003

romantic candlelight dinner bianche e leggere, dal filtro lungo. tra gli argomenti di conversazione che preferisco ci sono gli argomenti di conversazione. quali sono quelli che funzionano, quelli con cui si intrattengono i più pesci, quelli che attirano i veri dannati. nella mia classifica all'ultimo posto ci sono le discussioni sui viaggi. non quelle su un viaggio in particolare, ma quelle in cui ci si riunisce tutti ad azzeccare mentalmente le figurine sul proprio album del cavolo. pari merito le elucubrazioni sul vino: quelle in cui il tipo cita a memoria tutte le etichette della guida ma una bottiglia stai fresco che te la apre (non è il caso tuo, nicola, stai tranquillo, continua a dormire). penultimi quelli che cadono sul dibattito cellulare: questo l'ho comprato a natale, quella suoneria là è pazzesca, codesto schermo verde è una sola. e sul dibattito politico: almeno quello che si riduce a mussolini più simpatico di saddam, o meno. subito dopo il cinema, quello dei frequentatori di sale qualunque e quello degli studenti del dams, quello degli appassionati di godard e quello dei cultori di american pie: troppo troppo facile. e poi le discussioni sulle colf, di cui peraltro io stessa sono spesso colpevole animatrice. già sopra la sufficienza il teatro, che però è raro anche perché richiede uno sforzo asociale. parità per l'alimentazione e le sostanze: specie quando sono intesi come hobby discreti, niente manie. più su ancora, la musica. parlare di musica è una delle cose più positive. non importa che sia jazz o che altro: dilungatevi mezz'ora sul brit pop e tutti vi giudicheranno un mago. in cima alla classifica, sempre nella mia personalissima classifica, le conversazioni sulle marche di sigarette. dove, se capita, mi udirete perorare la causa delle malboro light americane. bianche e leggere, dal filtro lungo.

robba 17:43
avvolta in uno scialle culturale bucato. ebbene: ieri sera abbiamo noleggiato un pulman e siamo andati a vedere questo strabenedetto "the dreamers", il film di bertolucci. in realtà il cinema era proprio sotto casa mia. e tuttavia sembrava irriconoscibile, posseduto com'era di intellettuali duri e puri che, grazie a dio, normalmente ai parioli non esistono. dico questo perché ad un certo punto sono stata persino aggredita da una tipa, una tipa vestita di pezze a colori, che mi rimproverava di avere sparso bustine di sinflex per occupare ben nove posti a sedere. magari aveva anche ragione: io sono napoletana e questo diritto della convivenza sociale lo ignoro. non sono troppo preparata, lo ammetto. ma lei ce l'aveva a morte con me. e nessuno ce l'ha a morte con qualcuno per una cosa del genere. il cinema era ancora semivuoto. il problema è che lei mi guardava ed era convinta che io fossi una pariolina ciucca, questo è il problema. avvolta in uno scialle culturale bucato, tentava di spiegarmi che lì non davano il film di totò. la cosa naturalmente non poteva farmi che piacere: di norma, e paradossalmente, se una persona che non ha ancora aperto bocca viene giudicata un'idiota tale, è perché si presenta bene. così mi sono tenuta il complimento e lei se n'è andata. due minuti dopo è iniziato il film. sul quale non mi sento di dire molto, anche perché bertolucci mi piace sempre alla seconda o alla terza botta. comunque per una parte è anche spassoso, con un po' di invenzioni (tipo la venere di milo con i guanti) e di dialoghi divertenti. per il resto molto meno. ad un certo punto la pellicola s'inceppa. ma ad ogni modo. un fatto è certo. nella storia di questo sessantotto casalingo, e non è una novità per il regista che alzava il pugno a venezia, la parte sana, viva e veramente rivoluzionaria è l'america. con buona pace delle pezze a colori di cui sopra, ma anche del popolo da stadio che si fodera gli occhi con le ultime cantonate di francesco merlo.

robba 10:12

settembre 11, 2003

e il tempo in qualche modo s'era azzerato. mi ricordo esattamente cosa stavo facendo l'undici settembre. svolgendo un lavoro giornalistico, è tutto documentato. erano tipo le tre, quando ale, un mio collega, scorrendo le agenzie, ne trova una pazzesca. un'adnkronos delle 14:56, titolata «aerei: entra nel grattacielo del world trade center ny=». ma io nemmeno lo ascolto, faccio un mezzo sorriso e rimetto la testa sul pc. poi ale legge la notizia: «new york, 11 set. - (adnkronos) - un aereo è entrato nel grattacielo del world trade center ed è ancora all'interno. a quanto ha dichiarato il vice presidente della cnn testimone oculare dell'incidente. mostra le immagini di una densa colonna di fumo fuoriuscire dal grattacielo che mostra un enorme foro nei piani alti». c'era anche michele. ci guardiamo in faccia e ci diciamo che solo l'adnkronos poteva fare un lancio così. che significa «è entrato ed è ancora all'interno»? qualche minuto dopo usciva l'ansa. più precisa. accendiamo la tv e c'è emilio fede. le immagini. ale dice: «è bin laden». sembrava già una cosa logica. tanto più che la sera prima, era lunedì ed erano le 23, avevamo fatto una trasmissione sulla droga e sui talebani. sui finanziamenti onu ai talebani, per essere precisi. era ancora il periodo in cui se cercavi su google immagini dell'afghanistan, trovavi solo un paio di foto di emma bonino. ma comunque, qualunque cosa riesca a dichiarare oggi sui giornali il solito incredibile prodi, le minacce di bin laden le conoscevano anche i muri: c'erano articoli su articoli persino su «io donna». naturalmente per quel martedì nessuno si è più mosso dalla redazione. molto più tardi è arrivato il mio capo, ignaro di tutto. lì per lì non capiva: la prima pagina del nostro sito internet sembrava un videogame. autobombe al dipartimento di stato, il presidente in fuga, fiamme in tutta america. ma non so dirvi che ora fosse. prima avevamo visto i corpi cadere. e le torri crollare sulle persone. e il tempo in qualche modo s'era azzerato.

robba 12:27
white dressastenersi perditempo. ho bisogno di un libro. sono due settimane che non leggo. ma non ho alcuna idea di cosa comprarmi. tra l'altro non ho avuto ancora il tempo di passare in libreria, anche perché ultimamente non sono mai uscita dal lavoro prima delle otto. se non risolvo questa situazione mi toccherà attendere la notte bianca organizzata da veltroni. credo sia il 27 settembre. cinema, librerie, eccetera aperti per tutta la notte. spero che la cosa si estenda almeno a qualche mio negozietto di riferimento (loco, citoni, victory, mencucci: perché non istallate una vending machine?). lo so che mi crederete la solita contaballe ma vi assicuro che, da quando sono tornata a roma, non ho comprato nemmeno una scarpa. e nemmeno un vestito. mi servono creme abbronzanti, sneakers, un soprabito, pantaloni e camicie, una borsa nuova, cavolate varie. a proposito, conto parecchio sui consigli di gaia, franci, lisagialla e superbi. astenersi perditempo: francamente achille, luca, michele e nicola non mi sembrano i tipi giusti per dare dritte sulle scollature. sui quei fatti là ci sono due soli uomini preziosi al mondo: rupert everett ne «il matrimonio del mio migliore amico» e in «sai che c'è di nuovo?» e mauro myrland, il mio immenso stilista napoletano-norvegese. rimane, come sempre, l'incognita gent.dott.cast.

robba 11:15

settembre 10, 2003

borghesi piccoli piccoli. succede. succede anche ai borghesi piccoli piccoli, di tanto in tanto. uno ha un gran da fare e non ha tempo. nemmeno un attimo di due millimetri per aggiornare il blog. ma forse sto dicendo una cavolata. se aveva ragione zenone, il tempo è divisibile all'infinito, e quindi uno spazietto si trova sempre. il fatto è che io, a differenza del gobbo juventino dello spot cepu, vado pazza per il diritto. oddio, sia chiaro, non avrei fatto l'avvocato manco morta. ed il mio ritiro dal concorso da magistrato è una frattura familiare non ancora saldata. però quando entro in quelle intercapedini strettine, c'è ancora quel non so che che m'affascina. abbandonate quell'aria esclamativa: non c'è niente di male. anche un ragioniere mancato ogni tanto avrà malinconia della sua ragioneria. ad ogni modo ieri è andata così. tutto il giorno a studiare e a lavorare e poi la serata sul divano a fumarmi tre sigarette. che poi una malboro light sola mi manda in coma e quindi per me è stato un sballo. alla fine, mentre iniziava brand:new, è arrivato il novello imprenditore. di ritorno dal suo primo cda. mi ha guardato come un cane bastonato, poi è andato in camera e s'è buttato sul letto frignando. rischio bancarotta? no, il solito capriccio.

robba 13:27

settembre 08, 2003

http://ooa.at/il massacro dei miei dieci piccoli indiani. alboino è tornato. e mi ha lasciato un regalo alla reception. con le prime pioggie, infatti, è iniziata la seconda settimana di lavoro ed il massacro dei miei dieci piccoli indiani di pazienza. perciò occorre respirare, bere parecchio té della calma, non fare mai tardi in redazione. avere molti interessi fuori e, soprattutto, fare tanto sport aerobico. prima e dopo, comodi sul divano di casa, accendere il caldo calumet davanti ad una prateria artificiale di pensieri di pace.

robba 19:18
un'invasione di locuste. il generale e la moglie del generale, al secolo i miei genitori, ieri festeggiavano un complianniversario - così almeno annunciava mio padre in uno dei suoi telegrafici sms -, trentun'anni di matrimonio e cinquantasette anni di età, e tuttavia decidevano di restare in dalmazia, dove - se togliamo un paio di settimane di villeggiatura - hanno trascorso gli ultimi due mesi. delle mie sorelle naturalmente nemmeno l'unghia. più desaparecide di alessia a n.y. e ramina a l.a., di gaia ad ostia per un pranzetto, di dé in dialisi, del vecchio mario in rotta per pompei. insomma: a me non restava che farmi il brodo con cicci. se non fosse che il nostro era troppo impegnato a girare per i terrazzi dei vicini assenti ad immaginare nuovi e fantasiosi abusi edilizi. e non scherzo: ha passato tutta la domenica a studiare questa "importante" opera che avrà il merito di inimicarci più di quanto sia lecito il condominio e di insudiciarci oltremodo la fedina penale. ma tant'è. vista la situazione, - l'illegalità mi trova preparata quanto un'invasione di locuste - ho preso un po' di cuscini ed il telecomando ed ho acceso la televisione. è successo così che mi sono immersa in questo reality show con i sessantenni di raitre, che non avrei mai creduto. una cosa anche carina, certo un po' da dipartimento scuola educazione, ma interessante. c'erano sermonti, il dantista, e suo figlio, che è tra gli autori e che presenta il tutto. ed i partecipanti erano abbastanza persone normali: dall'ex generale della guardia di finanza alla casalinga. anche intelligenti: ad un certo momento hanno preso a fare una pezza il vecchio sermonti che voleva imporre loro una pallosa rilettura dei promessi sposi. quello che mi martella il cervello, alla fine, è un punto interrogativo piccolo ma onesto. ma insomma: che genere di disperati l'avrà visto, a parte me?

robba 09:07

settembre 07, 2003

magia di un cognome. quel piccolo grande uomo di liopold ieri sera era a cena a casa leopardi (in quel di recanati). in queste occasioni chi lo conosce bene, e tuttavia non crede di privarsi della sua invero assai gradevole compagnia, ha ben di che temere. così, per esemplificare: se il nostro trovasse accesso ad una tavola guarnita di sacerdoti polacchi, avrebbe certamente parole senza peli per il sostituto di pietro. mentre se, per converso, i lembi della mensa fossero tenuti da fior fior di illuministi, egli stenderebbe le sue odi folgoranti alla grazia divina. ieri si è dato il caso che il teppista radicale trovasse posto accanto alla gentile madre di bruti liberati. trattasi, per intenderci, di quel tale che presiedendo l'associazione nazionale magistrati pareva ad un tal momento dover sul serio aprire varchi per liberare bruti. magia di un cognome. tuttavia la deliziosa signora ha avuto l'animo e la forza di fare esattamente il contrario. imprigionato al punto giusto, il caro liopold s'è adagiato in un idillio.

robba 16:20

settembre 06, 2003

l'ultima strega non è stata bruciata in svizzera. se fosse stato solo un brutto sogno. ovvero: se un aldo moro sereno, in tuta da ginnastica, avesse potuto aprire la porta ed uscire indisturbato da quel piano terra di via montalcini 8, libero sotto la pioggia, mentre la disumanità di mario moretti languiva accanto a un sonnifero. marco bellocchio lo prende così, il caso moro. ci descrive soltanto gli ultimi battiti di palpebre del terrorismo rosso, il dormiveglia e l'istante stesso in cui si immerge nella notte. il personaggio della protagonista, l'avrete letto, è ispirato ad annalaura braghetti. e tuttavia l'autrice del libro il prigioniero, a cui molto liberamente si rifà il film, allora non votò contro l'esecuzione capitale del leader democristiano. chiara, invece, finisce per scindere quel tipo che non vuole morire, quello che scrive una bellissima lettera alla moglie ed una rassegnata e formale richiesta d'aiuto al papa, dal presidente. lei non è un primate come prospero gallinari, né il misterioso quarto uomo, come germano maccari. seppure proprietaria dell'appartamento, invischiata sin dalla prima drammatica scena con l'agente immobiliare, non riesce ad annullare la sua soggettività per la causa delirante figurata dal non-personaggio moretti e disegnata da chi gli sta alle spalle. continua a piegare i calzini come una moglie e non spegne le emozioni davanti al mondo esterno. "buongiorno, notte", a tratti onirico, lirico o pomposo come "l'ora di religione", conserva una parte documentale. è imbottito di filmati d'epoca e di formidabili citazioni repubblichine, sovietiche e partigiane. non vi perdete la nuca di prodi nella scena della seduta spiritica (il presidente della commissione ue, una ventina d'anni dopo l'assassinio, raccontò ai magistrati proprio in questi termini - l'aveva saputo attraverso uno spirito -, il saltar fuori del covo di via gradoli). non vi perdete le facce meste della politica, quelle del partito del modesto benessere e quelle del partito finanziato da est, quella di craxi accanto a berlinguer, quella unica di cossiga (l'unica che alla fine abbia ammesso: "io ho ucciso aldo moro"). quasi impossibile era fare un film che non somigliasse agli scempi di martinelli e di ferrara. bellocchio riesce. e quella bellissima e stridente furbata dei pink floyd che accompagnano il papa, vale da sola il prezzo del biglietto. l'avesse vista il prigioniero, l'avrebbe capito anche lui: l'ultima strega non è stata bruciata in svizzera. (altro - splendido - commento su giallodivino. controcorrente: braind).

robba 18:33
inabilitarmi, per prodigalità.1 confezione di pane di kamut, 1 confezione di pane di farro, 1 busta di panini al latte, 1 pacco di rigatoni di semolino di grano faraone, 3 confezioni di piadine di farro bianche, 2 basi per pizza di farro integrale, tre buste di besciamella di soia, 2 confezioni di affettato di seitan con verdure, un barattolo di ceci al naturale ed uno di fagioli bianchi, una confezione di wurstel di soia light ed una di wurstel di seitan, un pacco di cous cous, un pacco di riso basmati integrale, una busta di latte di soia alla vaniglia, un barattolo gigante di tahin, una busta di farro decorticato, una confezione di seitan alla piastra, una confezione da 20 di bio salviette struccanti di cotone biologico, una di dentifricio all'argilla verde, 15 bustine di té della calma ayurvedico. il tutto per la discreta somma di 91,45 euro. vale a dire: 177.072 lire. è la mia spesa di oggi, sabato sei settembre. a questo punto decidete voi. in qualità di avvocato vi suggerisco due strade: denunciare "naturasì-il supermercato della natura" per furto oppure inabilitarmi, per prodigalità.

robba 18:33

settembre 05, 2003

girlsil vecchio panda a luglio si è riciclato. non vi ho ancora detto dove sono andata a cena ieri sera. il posto sta a due passi da casa mia e fino a un paio di mesi fa era un pub. rappresentava la classica ultima spiaggia, quella in cui vai a mangiare quando proprio sei disperato e poi ti chiedi perché. naturalmente tutti gli ex bambini pariolini che ci andavano con le loro signorine inglesi alla pari, non la penseranno come me. ma io da piccola abitavo fronte quartieri spagnoli, quindi capirete se non posso capire. in ogni modo il vecchio panda a luglio si è riciclato, ed è diventato il panda restaurant (viale liegi 41a). elegante ristorantino un po' etnico ed apparentemente abbastanza sola. ma non lo è del tutto. i bicchieri e i piatti sono belli, per cominciare. l'angolo fumatori, intorno al bar o all'aperto, parecchio confortante. i camerieri sono gentili e noi abbiamo bevuto uno shiraz casal del giglio niente male. il conto, infine, non è stato drammatico. certo dal mangiare come dio comanda ce ne passa. le verdure grigliate con formaggio erano molto buone, ma il composto di mozzarella con la cialda fritta me lo sarei davvero risparmiato ed il gelato nella sua concettualistica miseria era scandaloso. ma io, in qualità di vegetariana, non potrò mai essere un onesto campione. suggerisco di pagargli la cena e spedirci giallodivino tozzabancone.

robba 17:50
c'è sempre un pesce più grande. c'è sempre un pesce più grande. potete fare i furbi quanto volete, ma prima o poi sarete mangiati. e non mi riferisco al misto di salami di telekom serbia, ma alla mia capricciosa collaboratrice domestica. gli umori della quale, spesso, vengono prima dei miei. insomma: cosa è successo. il fatto è che negli ultimi giorni stava esagerando. negli armadi trovavo camicie bianche lavate e stirate ma piene di macchie che non ricordavo ci fossero mai state. prima dell'estate avevo già buttato via dei pantaloni, comprati pochi mesi prima, perché stirati con il ferro troppo caldo ed inevitabilmente rovinati. naturalmente gliel'avevo detto - yvonne, fai più attenzione - con tutto il tatto possibile, anche perché non riuscivo proprio ad immaginarmi come potesse distruggere le cose in quel modo - è una madre di famiglia, con una figlia troppo carina e che ormai parla tre lingue - e comunque non avevo le prove. ieri l'ultimo rimprovero, telefonico, sempre gentile, sempre costruttivo. al quale tuttavia lei non aveva risposto come al solito, con mugugni e controrichieste, ma aveva replicato in maniera altrettanto gentile. messo giù il telefono, ero abbastanza soddisfatta. e invece no. la casa quando sono tornata era un brillante. la nostra aveva lavato persino il frigorifero. il vetro di tutte quelle dannate finestre splendeva. richieste che io non mi sarei mai sognata di fare, figuriamoci. già nervosa, sono andata a mangiare. e quando sono arrivata al ristorante, era tutto chiaro. la Signora era a roma per una visita medica e, nel pomeriggio, prima di invitarci a cena, aveva fatto un salto a casa.

robba 10:52

settembre 04, 2003

mannequin mi preferisce giraffa. ma parliamo di cose più serie. quali sono gli accessori indispensabili per l'autunno duemilatre. e soprattutto: se andranno ancora le scarpe basse. in effetti sono due anni che sono in fissa con le rasoterra, quelle col tacco non riesco nemmeno a guardarle in una vetrina. si può dire che «loco», il mio negozio preferito (via dei baullari), non le venda nemmeno. o meglio: lì o sono flat o sono dieci - da sadomasochista -, e quindi per una perbenina come me non c'è praticamente scelta. ma non è una questione di equilibrio, vi assicuro. ho portato per anni almeno un cinque. sarà l'influenza della marchesa del piano di sotto: magari a vederla svicolare sobria dall'ascensore ogni beata mattina con le sue ciabattine e lo chemisier. ma a pensarci bene io ce l'avevo uguale quell'abitino, quand'ancora preparavo la tesi all'università. a ventun'anni invece andavo in giro scalza, ma questa è un'altra storia. e comunque: spero vivamente che cambi il vento, perché in effetti la scusa che cicci è minuscolo e non va umiliato non regge più. il nostro, per disfare gli equivoci, ha affisso ai quattro punti cardinali la dichiarazione che mi preferisce giraffa.

robba 18:58
una menzione sul foglio del lunedì. non sempre ciò che è ovvio è anche inutile. spesso srotolare il rollino dell'ovvio permette fotografie della realtà più nitide. le domande dei primi filosofi, ma forse anche degli ultimi, sono almeno apparentemente ovvie. è una grande attitudine il sapersi domandare a proposito delle cose più semplici. e tuttavia non bisogna esagerare. se non si trova la risposta dopo un tot di tempo, occorre rassegnarsi, almeno che non si voglia finire zitti come timone di fliunte o morire di supplizi carnali come diogene ed eraclito. tanto più che oggi uno che si ricoprisse di sterco e si menasse tra i cani riceverebbe niente di più che una menzione sul foglio del lunedì, in basso a sinistra, sotto la voce «suicidi». ad ogni modo, tutto questo panegirico solo per guarnire i tre minuscoli tarli che al momento mi pizzicano il cervello. salutare sconosciuti uscendo dall'ascensore è obbligatorio, facoltativo o fuori luogo. dire qualcosa di sensato ma spiacevole ad un amico, qualcosa che tuttavia si sente proprio il bisogno di dire (per principio), è sacrosanto o terribile. temere gli umori altrui più dei propri è segno di debolezza, pigrizia o sensibilità. sono tutti minuscoli punti interrogativi, che mi ballano intorno da giorni, e da cui proprio non riesco a liberarmi.

robba 12:21

settembre 03, 2003

www.angelfire.com/film/annettetakespicturescome cenerentola non invitata al ballo. tre anni che uno lavora in un posto e non ne ha mai visto l'ombra. poi un giorno arriva, a sorpresa per giunta. gira per i corridoi e sputa il welfare in faccia persino ai più feroci anarchici. è lui, è l'ispettorato del lavoro. qui per difenderti se la tua paga-base è una coperta troppo corta o se il tuo pc è esageratamente riflessivo. bisbigli a te stessa che allora qualche regola esiste, oltre a quel dannato articolo 18, e non erano solo le masturbazioni del de luca tamajo quelle che ti sorbivi nei pomeriggi giuslavoristici dei tuoi ventun'anni. bada però: fai appena tempo ad illuderti. perché come cenerentola non invitata al ballo, tu non fai parte nemmeno della schiera degli ispezionati. armati di lente d'ingrandimento e moduli, i solerti delegati analizzano solo quelli in regola, e a te, cococollaboratice balbuziente, non ti guardano neanche.

robba 13:41
finire al cinema farnese con qualche bellissimo e scoppiato trentenne. un'altra cosa che non capirò mai dei romani, è perché non vanno tutti a prendere l'aperitivo alla vineria di campo de' fiori. sorvolando sullo sciame di moscerini cinematografici e giornalistici che l'avvolgono, che invero potrebbe risultare fastidioso a chi si ritiene più autentico, c'è da dire che è sicuramente il posto più economico di roma. per essere chiari: una birra alla spina media costa due euro e mezzo. naturalmente, se seguite la dritta non dovete sbagliare. di vinerie là in mezzo ce ne sono parecchie, quella di cui parlo è la seconda a partire dall'angolo di strada che dà su piazza farnese. poi, se proprio volete sapere, vi dirò anche non è affatto il mio posto preferito. che quando posso, svicolo volentieri i frequenti appuntamenti con cicci, dé o gaia, lì intorno. poco intimo e marasmatico, è troppo italiano e proprio lontano dalla mia idea americana del bar. nella quale ci si siede al banco o ad un tavolo con un'amica, un paio di amici massimo, si chiacchiera lentamente e si beve un martini cocktail a regola d'arte. e invece, a campo, la situazione è una specie di festa del liceo, dove si gironzola con la birra in mano (vi consiglio vivamente di non ordinare altro) o dove ci si appoggia in ventinove all'ultimo cerchio di metallo disponibile e chiamato tavolino. quindici giorni e, naturalmente, conoscerete tutti. altri cinque e vi capiterà di essere invitati a cena da una di queste ragazze un po' sessantottine, in abiti costume national e sandali gucci rigorosamente piatti. o di finire al cinema farnese con qualche bellissimo e scoppiato trentenne con leggeri problemi finanziari. a patto, ovvio, che ciò riscuota il vostro interesse. me possibilmente non m'incontrerete, io fondamentalmente sto cercando qualcosa di diverso.

robba 11:04

settembre 02, 2003

just one more, at 75 mph è una mattina. roma è una città lussuosa, che parecchi abitanti non si meritano. io, sicuramente no. tanto per dirne una: stamattina, prima volta nell'arco di tre anni passati a caput mundi, me ne sono andata un po' in giro in bici per villa borghese deserta. eravamo io e un signore avanti in età, in tuta bianca, dalle sembianze di un angelo dei film anni settanta. lui si è fermato alla terrazza del pincio, io ho fatto il giro per via valadier. al ritorno sono passata per i cavalli marini, poi sono scesa fino a valle giulia ed ho superato un paio di cervi del giardino zoologico. vi assicuro: un bagno oculare lenitivo di tutte le malattie moderne. gli americani anche su questo sono pioneri. il giovane holden va a cercare la sua sorellina a central park. ed io, a natale di un paio d'anni fa, ho visto dannati newyorchesi fare streching con più di dieci gradi sotto zero. persino nella gelida chicago, appena è possibile, pattini e biciclette avvolgono il lungolago. villa borghese e villa ada invece si riempiono di pomeriggio. magari di mattina ci trovi qualche filippina che porta a spasso il solito bambino biondo. ma non il due settembre, ché chi può è ancora in villeggiatura. e tuttavia, quella dell'ultimo bacio, con giovanna mezzogiorno che a vill'ada adocchia un jogger invero non male, è una mattina.

robba 11:39

settembre 01, 2003

e improvvisamente eravamo noi i fuori luogo. «so' tornati», scriveva nicola giusto ieri. e in effetti è vero. ieri sera eravamo usciti un attimo ed avevamo soltanto quindici euro in tasca, a casa un deserto gastronomico, così ci siamo fermati alla pizzeria rossini. che, cavolo, non era mai stata così piena. stavano tutti là. tre strati di umanità spalmati in tutte le direzioni. l'impressione è che fossero arrivati nel pomeriggio, ferocemente abbronzati, ed avessero inciampato contemporaneamente in un frigorifero persino più assente del nostro. ad ogni modo, nel momento in cui l'immagine di gruppo si è impressa sulle mie retine, già non mi mancavano più. non mi mancava certo la signora dalle meches scolorite e la camicia madras che ciarlava della governante. né il pelatino con la polo bianca e la cintura in pelle, accompagnato da una specie di de grenet che strepitava. insomma, al di qua ed al di là del raccordo, di questi qua potevamo benissimo farne a meno. anche perché alla fine è andata che, con le nostre ciabattine, i pantalacci ed i capelli ancora bagnati, ci è toccato portarci tutto a casa (noi e le pizze). col ritorno dei vacanzieri s'era spenta la vacanza. e improvvisamente eravamo noi i fuori luogo.

robba 18:30
www.lomohomes.com/pugsflyuna foresta tropicale tagliata all'italiana. stanotte ho sognato gaia. quella che scrive le stanze di gaia. insomma: ho sognato una persona che di fatto non conosco, è questo che voglio dire. quando mi sono svegliata, capovolta, con la testa sotto la finestra e i piedi sul cuscino, ed il sole che filtrava nella suoneria a gallo della sveglia siemens, ero parecchio inquietata. ero appena stata un paio di giorni a casa dell'affascinante fanciulla, una villa meravigliosa che sembrava realizzata da coppedé, avvolta tra le piante di una foresta tropicale tagliata all'italiana. ed avevo scoperto che la divideva con un redattore rosso di chioma che lavora con me, un tipo tormentato che nella vita reale io chiamo alboino. questa cosa m'aveva sconvolto. non potevo capacitarmi che entrambi m'avessero tenuto nascosta questa relazione. l'effetto è durato circa dieci minuti. adesso è passato. ma a questo punto sono persino più inquieta. magari i blog possono produrre pesanti smagliature nelle griglie cerebrali a trame troppo larghe come quella che, al momento, mi trovo a portata di mano.

robba 13:00
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