robba

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ottobre 27, 2003

financial ruin
la vita può prendere la forma di un monolocale. nelle sere d'inverno mio padre aveva sempre documenti da riordinare e mia madre per lo più lavorava. il televisore era acceso in tre stanze, anche se qualcuna delle sorelle lo usava come abat-jour. mia nonna, quando era di buon umore, non vagava per la casa commentando con se stessa la crudeltà della nuora, ma entrava e usciva dalle conversazioni telefoniche delle nipoti, facendo gli onori di casa al fidanzato di turno. allora era una lotta costringere l'altra sorella a rispondere all'avviso di chiamata, mentre la piccola sbuffava davanti al purgatorio annotato su cui aveva già sbuffato il nonno, ed io correvo ad aprire la porta a susi che saliva a trovarci. erano tutte sere di parole intrecciate, insistenti su un libro di testo, o sul perché la nonna aveva voluto un solo figlio. immagini filmate da una me magrissima con la telecamera in spalla. ricordi che vedo incorniciati dalle facce grigie e spente di una casa, foderati nella tappezzeria colorata che mia madre ogni due mesi mutava. fantasmi o quasi, dopotutto. tra i quattro vetri appannati di piazza ungheria, invece, tutto tace. l'unico televisore è spento ed il frigorifero si è strozzato. qualcuno preparava una ricerca, ma poi ha nascosto ogni cosa sotto il sonno. prima di andarsene, un pensiero corre di qua a spiegare che in una sera fredda la vita può prendere la forma di un monolocale.

robba 23:19
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