robba

robba

settembre 29, 2003

frittura di paranza. napoli è una città più bianca e nera delle altre e si regge su un equilibrio assolutamente misterioso. facciamo un esempio. paolo è un tipo della mia età, bel ragazzo con la testa sulle spalle, figlio di un noto professionista con doppio cognome e, a sua volta, imprenditore in netta crescita. vive ancora con i genitori, in una casa dalla vista strepitosa. venerdì sera è in camera sua, a farsi due tiri con un amico storico, compagno di liceo e di università, oggi socio in uno dei suoi innumerevoli affari: insieme hanno aperto un ristorante. è un incontro veloce. il socio ha un appuntamento per bere una cosa con fidanzata e amici, il gigante ha promesso a un altro socio e amico di passare a trovarlo. così i due, appena fatto, scendono dabbasso, dove i genitori si stanno sedendo a tavola con una nota donatella, discutendo animatamente di una bella località balneare siciliana che porta lo stesso nome di un deputato. i due salutano e vanno via. la serata del socio finirà nel bagno della casa che divide con la sua ragazza, tutta la notte a vomitare per quei sei gin&tonic che lui definisce aperitivo. quella di paolo proseguirà a casa dell'altro socio e amico a tirare ancora un poco e a far vomitare la bimba piccola di questi, perché la mamma è fuori per un ricevimento. ma cambiamo scena e passiamo a sabato. sabato, direttamente dall'autostrada e ascoltando la seconda giornata di comitato dei radicali, io e cicci sbarchiamo sul molo luise. paolo ci attende su un gommone. un'ora più tardi arrivano anche socio e fidanzata. ci sono molte barche in mare, anche una regata, i napoletani fanno come se fosse ferragosto. sono quasi le tre, scartiamo nerano, e decidiamo di andare a procida. mangiamo in un ristorante che sta poco dopo il castello, nella prima insenatura. non è un granché, ma la vista è bella, la frittura di paranza è enorme e non si paga un cavolo. più tardi io e il socio ci dividiamo una canna e cicci, mentre paolo dorme e la fidanzata chiacchiera, ci spinge fino alla terra ferma. noto che a villa rosbery ci sono le luci accese. in serata andiamo al cinema, una delle rare volte, forse la prima, in cui sento paolo proporlo. il motivo è che ha una nuova ragazza, una tipa bella e sveglia, ma verace, fuori dai soliti giri. dopo il cinema andiamo in una trattoria di bagnoli dove la margherita costa tre euro, la coca cola la servono nella bottiglia di vetro da un litro e, soprattutto, si mangia alle due di notte. senza grandi storie e senza grande pubblicità: a napoli e in cina è normale. ma cambiamo ancora e passiamo a domenica. i soci hanno il ristorante pieno per un battesimo del figlio di un parente di un dipendente. gente semplice, eppure la elegantissima madre di paolo, quella che venerdì si intratteneva con la nota donatella sulla mostruosità di chi associa il suo nome a quello di un calciatore serbo, ha preparato una splendida torta per l'occasione. intanto però c'è stato il black-out. e così, tenendo anche in conto la corsa al cavone per comprare altra bomba per i soci, il battesimo si siede a tavola alle quattro. alle sei arrivo anch'io. il banchetto è ancora alla frutta, ma tutti sembrano abbastanza contenti. i soci, piuttosto fatti e in compagnia delle belle fidanzate, girano per le cucine vuote. scrocchiamo qualcosa. ma dieci minuti dopo siamo con dé e lorenzo, che spengono questo film di roberta torre e, con un macinino che si mangia l'autostrada vuota, ci riportano a casa.

robba 10:41
Powered by Blogger