robba

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luglio 23, 2003

uno che ha lasciato con un palmo di naso il cavaliere. «ma che positivo, ma quanto mi dà». provate ad esclamare queste parole in continuazione, lungo il tragitto da uno stabilimento di torvaianica ai parioli, che voi - cioé: voi che diversamente dal novantanove per cento del paese normale non possedete un'auto - state appunto percorrendo in motorino di notte. considerate le zanzare che si schiacciano sulle vostre gambe, le falene che minacciano le vostre cornee, i capelli aggrovigliati per la sabbia e l'umidità, nonché l'abitino di lino in cui vi state velocemente gelando nonostante nella restante parte del mondo civile circostante al momento i termometri segnino almeno quaranta gradi. se avete immaginato bene ed allo stesso tempo state continuando ad esclamare la frasetta iniziale con un crescente sorriso sulle labbra, c'è solo un perché. il perché indossa camicia bianca e pantaloni blu: insomma, avete appena incontrato giorgio gori. l'ambientazione ve l'ho accennata. un festino sulla spiaggia per un matrimonio tra due bazzicanti rai. contorno di produttori - tra cui anche il grosso ex proprietario della nostra casa di roma, zeppo di denaro ed accompagnato da immancabile velina, che ci ha finalmente spiegato il misterioso mestiere del nostro vicino e cioé calciatore della lazio (chi l'avrebbe mai detto, pareva un medico) -, qualche stellina di brass, per il resto tutti lavoratori e lavoratrici come noi. il nostro gori si aggirava con fare da compagno di scuola del film di verdone, però più simile a natasha hovey che a christian de sica, insomma assai timido e molto carino. ad un certo punto ha pure ballato, in una mano un bicchiere di liquido trasparente che secondo me era solo e soltanto acqua. nessuno, vi giuro, nessuno l'avrebbe mai supposto uno squalo. uno che ha lasciato con un palmo di naso il cavaliere. da qui l'esclamazione del trio dé-robba-cicci nell'appropinquarsi ad uno stroboscopico viaggio di ritorno.

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