robba

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luglio 14, 2003

simo e raffaeleaccordi sottobanco col maitre per un matrimonio uguale. fede in sostanza ha già detto tutto. del matrimonio di venerdì, intendo. io di più posso aggiungere solo che ho passato il sabato distesa sul divano del terrazzo a bere acqua, con un sacchetto di ghiaccio appoggiato sull'occhio palpitante per l'emicrania e l'angoscia a mangiucchiarmi il cuore. la cornice, tra i violini e gli ottoni, era perfetta. la chiesetta in legno e pietra, gli idranti che sputavano sui campi di grano, il borghetto in mezzo ai grilli, deliziosi. gli sposi - simo e zubizarreta - e i loro amici, persone immacolate. persino i miei colleghi - adri vestito come gary kemp ai bei tempi, mic autista atac nella parte del conte max orsini varaldo, federico in tenuta da the quiet american con rispettiva quiet fiancée - non erano male. il problema, signori, ero io. io, cioé quella tipa orfana di de michelis, piombata giù dai pieni anni ottanta che, uno, non ha mangiato che lo stretto necessario, due, ha bevuto ad ogni occasione, tre, con discorsi sulla buona educazione ha terrorizzato il povero conte max tutto il tempo, quattro, ha rubato il bouquet ad una fanciulla che di lì a qualche millesimo di secondo l'avrebbe avuto ai suoi piedi, cinque, ha costretto un disgraziato australiano a spiegare per l'ennesima volta al tranquillo poppante la differenza tra il jd e un whisky, sei, ha imposto a tutti i colleghi turni straordinari fino all'ultimo lento, sette, ha rischiato più volte un crampo per i tacchi troppo alti, otto, era tra i pochissimi a fumare, nove, ha adocchiato più d'uno degli amici dello sposo, dieci, ha preso accordi sottobanco col maitre per un matrimonio uguale.

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