robba

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giugno 03, 2003

la nobiltà dello sport su qualunque censo e cultura. dunque, ho finito di leggere «pastorale americana». libro pazzesco. pazzesco. quattrocento pagine dedicate a descrivere un solo personaggio, lo svedese, che avrebbe dovuto essere solo un elemento della più bella e lirica pastorale americana, e che invece diventa il fulcro del suo capovolgimento. ma il libro di philip roth è pieno zeppo anche di pagine che hanno un valore assoluto, al di là del romanzo. centinaia di pagine dedicate a raccontare il rapporto padre-figlia al microscopio, per esempio (questo padre istruito e progressista che vorrebbe solo capire e proprio non ce la fa. questa figlia che in niente gli somiglia. o invece è uguale?). pagine e pagine dedicate a quanto si possa essere estranei l'uno all'altro anche se si è nati nella stessa famiglia o proprio perché si è nati nella stessa famiglia. ma anche cose minori. tipo la fascinazione borghese che il cittadino metropolitano può avere davanti a un pezzo di campagna (succedeva anche a me quando vivevo sulla via morianese, non potevo credere ai miei occhi). e poi le migliaia di righe dedicate ai guanti da signora e alle lanzette (sapete cosa sono le lanzette, vero?). le passeggiate della domenica mattina presto per comprare il giornale o un niente a qualche chilometro da casa (come mio nonno con i pandorini). l'ossessione di una ex reginetta di bellezza. il valore di un lifting. il rapporto tra ebrei e cattolici nei formicai dell'industria americana. e poi lo sport, la nobiltà dello sport su qualunque censo e cultura.

robba 14:12
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