robba

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maggio 22, 2003

scusate se mi mantellinizzo un attimo. oltre i blog d'informazione e lo strato d'alghe dei metablog (che non fanno che interrogarsi su cosa è e cosa non è un blog), il nuovo oceano in rete potrebbe avere ancora in serbo qualcosa di rivoluzionario. ne ha parlato un paio di giorni fa il new york times. e quei blog che fino a ieri erano considerati, con un brutto termine d'uso, «fuffa», sono balzati al centro dell'attenzione. ma andiamo per ordine. l'articolo di warren st. john, tra i non moltissimi che il quotidiano newyorchese ha dedicato all'argomento, è incentrato esclusivamente sui diari on line (e infatti non ne troverete traccia né sui metablog, né sugli spocchiosi format blog). pagine in rete in cui ciascuno, pescando un po' dalla propria esperienza personale, racconta quel che gli pare. riflessioni innocue finché il fenomeno resta racchiuso in una elite striminzita. micidiali quando i blog, come negli usa, diventano «mainstream». con più di tre milioni di blogger attivi. ebbene: secondo l'articolo, l'accumularsi di diari personali rischia di minare la separazione tra sfera pubblica e sfera privata. per certi versi, sta già accadendo. il new york times definisce la «rivoluzione» dei blog «eccitante ma pericolosa» ed accenna alla nuova paura di finire citati da qualche parte. insomma: i diari, spesso etichettati con un po' di sufficienza dall'aristocrazia dei blog «autorevoli» che fanno cartello nella comunità, nel bene e nel male, rischiano di essere la vera novità.

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