robba

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aprile 03, 2003

think tank. «disco di damon albarn in primo luogo. c’è tutto il passato dei blur dentro, ma c’è anche voglia di cambiare. c’è molto del suo presente, dall’etnica meno ovvia di mali music al dub bianco suggerito dalle frequentazioni di 3d e dan ‘the automator’ nakamura. ci sono un sassofonista assunto in pianta stabile e richiami non troppo velati ai clash e ai talking heads. molta carne al fuoco su cui hanno messo le mani soprattutto albarn in prima persona e ben hillier». il resto della recensione, dettagliata ed appassionata, leggetela su ffwd. l'ultimo meraviglioso disco dei blur, invece, ascoltatelo qui.

robba 15:59
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