robba

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aprile 01, 2003

«donna», not in my name. recensione in compressa visti i contenuti minimi e minori. «donna» (edito da hachette-rusconi, direttrice daria bignardi) fa parte di quei periodici scritti da un gruppetto di conoscenti. e fin qui tutto bene. vada pure che non siano esattamente degli addetti ai lavori. il problema però è che gli amici della bignardi non devono essere mai stati nemmeno dei grandi lettori. altrimenti avrebbero maggior rispetto per chi li legge. insomma, fareste molto meglio voi (ed io) se, invece di spendere 3,5 euro per questo mensile, chiedeste a sorelle, mamme ed amici omosessuali di scrivere la prima cosa che passa loro per la testa. non troppo, giusto due righe. il tutto verrebbe reso vagamente alla moda da qualche scarto raccattato dai blogger più famosi o da qualche giornalista de il foglio, qualcosa che non hanno pubblicato perché fondamentalmente era una mezza botta, ma che su donna farebbe un figurone. rischiereste di far meglio persino dell'attuale direttrice, se, tra una cosa e un'altra, rinunciaste a quella morale pseudo-sonciniana (che vorrebbe essere sapida come quella di guia ma dimentica il sale) che attraversa tutte le pagine. qual è questa morale? quella secondo la quale le donne sono masochiste ed insicure: tendono solo ad ingrassare, a spendere cifre sconsiderate, ad inseguire gli uomini per accasarli e, se non bastasse, a comprare riviste femminili che le descrivono impietosamente. non è il vostro ritratto, spero. e, da oggi, neppure il mio.

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