robba

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marzo 04, 2003

alberto arbasino non racconta, descrive. ieri sera, per i lunedì del teatro argentina, frizzante lettura della bella di lodi da parte del celebre scrittore di voghera. più che un romanzo, un film. e infatti arbasino ha aperto la serata con una sistemazione cronologica delle pellicole anni sessanta tra cui la storia di franco e roberta si sarebbe incastrata alla grande. molte pagine del libro - come ha ammesso lo stesso scrittore - sono dei minitrattati di sociologia. modernissimo il linguaggio della provincia lombarda su cui già avanza l'ombra dell'invasione anglosassone. modernissimi loro, i protagonisti. lei ragazzotta bella, latifondista, pratica e responsabile. lui povero in canna, senza alcuna coscienza di classe ed alcuna relativa voglia di lavorare, sempre pronto a lamentarsi per un dolorino, fornito tuttavia degli attributi fisici essenziali per essere definito un uomo. il che evidentemente, persino nel lodigiano degli anni '60, non era poco. epperò nemmeno molto, visto che tutti i personaggi maschili del romanzo sono niente più che decorativi.

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