robba

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febbraio 12, 2003

si dice «alla castaldi». parlo di quel modo nuovo di intervenire sui media che ha conquistato persino alberto arbasino. lettere a certi quotidiani e partecipazioni a varie iniziative stanno diventando una pratica diffusa per farsi conoscere che, primo, ha il vantaggio di essere del tutto scollegata dall'esercizio di una professione, alla maniera della presenza ad un talk-show, secondo, porta dritto in un circolo, in un ambiente esclusivo e concentrato sulla politica. l'inventore, appunto, è luigi castaldi. ginecologo napoletano e neoconservative, castaldi da oltre un anno è onnipresente nella rubrica delle lettere sul foglio di giuliano ferrara, ma è un habitué anche del riformista di antonio polito, tanto che qualche goliardico lettore ha pensato bene di falsificarla, una lettera «alla castaldi». non mancano occasionali partecipazioni a libero, il quotidiano di vittorio feltri. forse costretto a studi scientifici dai genitori, il nostro deve avere qualche libro mai finito nel cassetto se da un anno è anche l'animatore di un forum sulla poesia ospitato su internet nel sito radicali.it. qui, insieme ad alcuni simpatizzanti ed antipatizzanti di marco pannella, è leader indiscusso, cosicché qualche fan ha pensato bene di dedicare un thread alla raccolta delle sue missive. personalmente devo averlo un po' mitizzato: me l'immagino spesso fuori all'antica pasticceria pintauro mentre addenta una sfogliatella e cerca con lo sguardo il suo intervento in quarta pagina. ma giudicate voi, al momento il suo articolo è primo nella classifica parziale del concorso de ilcannocchiale.it. oppure leggete la mia letterina preferita: «signor direttore - ho finalmente capito cosa sono nella lingua tedesca quei due puntini su certe vocali, ad esempio sulla "o" di vermögensteuer (imposta sul patrimonio). sono il segno dei canini di schroeder. ha visto che finanziaria si prepara in germania?» (il foglio, 1 ottobre 2002). e' a furia di pensate come questa che castaldi è arrivato ad esigere l'errata corrige del direttore del riformista, reo di aver pubblicato un falso d'autore. «gentile castaldi, - si giustifica antonio polito - le chiedo scusa, ma lei manda tante lettere e a tanti giornali che è difficile controllare!».


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