robba

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febbraio 18, 2003

la mia analisi dell'ultimo muccino è sbagliata. almeno: così mi dicono. nella specie, il regista, con «ricordati di me», non avrebbe assolutamente fallito il suo obiettivo che, in fondo, era solo quello di raccontare bene una storia qualunque. l'obiettivo di muccino, dunque, non sarebbe stato quello, secondo me lampante nel battage pubblicitario e qua e là anche nel film, di fornire un ritratto della famiglia media italiana. e tantomeno della famiglia piccolo o medio borghese. fuori luogo, tra l'altro, il mio paragone - usato per rappresentare la presunzione di alcuni autori - con la stanza del figlio di nanni moretti.

perciò, per consolarmi, ho sfogliato un po' di recensioni sui quotidiani più diffusi. ecco cosa ho scoperto.

  • la solita mariuccia ciotta sul manifesto scrive che è un "cinema romano puro quello di gabriele muccino che per qualche strana alchimia sembra il rovescio schiaffeggiato di nanni moretti - nonostante le idiosincrasie qui hanno in comune la sceneggiatrice heidrun schleef - e pure dell'ultimo mimmo calopresti che del resto ha scritto la felicità non costa niente con francesco bruni, stesso «pool» di sceneggiatori ma dentro roma da «straniero» ha finito col perdersi un po'... ricordati di me, incursione nei salotti buoni di una famiglia come tante, annichilita dalla tv»".
  • sarà una cantonata della ciotta, direte voi. allora sentite roberto nepoti, su repubblica: "ricordati di me parla degli italiani (o di una parte di essi) come facevano, decenni fa, i neorealisti o i registi della commedia all'italiana: con la macchina da presa ficcata bene a fondo nell'attualità". addirittura.
  • più critico fabio ferzetti, sul messaggero, che però ammette: "quest’incapacità di vivere è il cuore di ricordati di me, girato nel solito stile incalzante tutto steadycam, e arricchito da dettagli che sono una vera istantanea dell’italia di oggi".
  • persino il generalmente sobrio maurizio porro, sul corsera, sintetizza: "gruppo di famiglia in un interno e inferno. italiano. piccolo borghese. romano. forse pariolino".
  • chiudo con la tornabuoni, su la stampa: "nella storia esposta da una voce narrante, la famiglia (come quella delle statistiche o de «la stanza del figlio» di nanni moretti) è composta da quattro persone: padre, madre, figlio e figlia ragazzi, appartenenti alle due età più insofferenti e inquiete, la quarantina e oltre delle ultime occasioni, l'adolescenza assetata di autoaffermazione".

  • robba 16:31
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